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Bimbi a mensa, negativo o positivo?

Secondo un’indagine condotta dal Coordinamento dell’imprenditoria femminile della Coldiretti su un campione di 5500 bambini (alunni delle scuole elementari e medie) è emerso che nove bambini su dieci (87%) preferisce il vitto familiare a discapito di quello scolastico perché quest’ultimo non è garante delle genuinità e della bontà dei suoi singoli ingredienti.

Esaminiamo le singole percentuali estrapolate dall’indagine:

•  L’ 87% dei bambini tra i 7 ed i 13 anni preferiscono mangiare a casa piuttosto che a scuola.
•  Il 68% dei bambini può dedicare al pranzo tra i 45 minuti e l’ora.
•  il 53% dei bambini li giudica “così così”, ovvero la qualità del cibo servito fuori dalle mura domestiche risulta essere “senza gloria e senza infamia”.
•  Il 48% dei bambini ritiene il menù mensa abbastanza vario durante l’anno.
•  il 34% dei bambini giudica “cattivi” i pasti serviti nelle mense scolastiche.

Il menu preferito è:

•  89 % Gelato
•  87 % Patatine fritte
•  74 % Salumi
•  70 % Pollo
•  68 % Pasta al forno

Il menu meno gradito è:

•  47 % Verdure cotte
•  40 % Minestra di verdure
•  30 % Agnello
•  20 % Formaggi
•  7 % Biscotti

Allergia alla fettina di manzo o di vitello?

L’allergia alla carne bovina colpisce un piccolo su 300 nei suoi primi mesi di vita, soprattutto nel caso in cui sia già allergico al latte, è affetto di dermatite atopica.

L’intolleranza non deve per nulla preoccupare le mamme in quanto se ne può guarire nel giro di pochi anni (dai due ai tre).

A causare l’allergia alla carne è una proteina la sieroalbumina bovina che provoca una reazione immediata se viene assunta da un bambino sensibile ad essa. Potrebbero insorgere i seguenti sintomi: gonfiore della labbra; orticaria, eczema, dolori addominali, nausea.

L’esame più specifico per diagnosticare l’allergia alla fettina è il prick by prick , praticato nell’ospedale Macedonio Melloni di Milano dove è attivo un validissimo ambulatorio specializzato nella diagnosi di questa incompatibilità. Negli ultimi due anni si son riusciti ad individuare circa novanta casi.

Nel caso in cui il risultato dell’esame fosse negativo e nonostante tutto i sintomi continuerebbero a persistere, è consigliabile il test a carico in doppio cieco, esame che richiede il ricovero del bambino in ospedale per qualche giorno. In questo caso, il bambino dovrà assumere ogni 15-20 minuti piccoli bocconi preparati dal dietista che contengono e non contengono carne bovina.

Nel caso in cui il bambino risultasse allergico alla carne, occorrerebbe toglierla completamente dalla sua dieta anche se comporterebbe la carenza di un importante alimento ai fini del suo sviluppo.

In questo caso è preferibile ricorrere a piccoli accorgimenti che permettono l’assunzione di questo nutriente senza che vengano scatenate ulteriori e ben peggiori reazioni allergiche.

educazione alimentazione bambini

Il bambino può eventualmente assumere piccoli bocconi di carne bollita per mezz’ora; omogeneizzati a base di carne bovina, in quanto i procedimenti industriali di cottura e preparazione rendono più innocua la sieroalbumina bovina.

In casi estremi, le mamme possono preparare dei piatti a base di agnello, maiale, cavallo, coniglio, tacchino e vitello senza dimenticare di farsi adeguatamente consigliare dal dietista in quanto, anche in questi casi, si potrebbero, eventualmente, manifestare delle reazioni allergiche.

Micro e Macro Nutrienti: formule vincenti per una sana e giusta alimentazione dei nostri ragazzi

Con l’andar della cattiva stagione, dei freddi e quindi anche dei temporali, l’organismo ha bisogno quotidianamente di una buona sferzata d’energia di qualità. Allora perché non far trovare imbandita la tavola dei nostri piccoli ragazzi con un buon mix bilanciato di micro e macro nutrienti? La loro mancanza potrebbe a lungo andare essere fonte di lievi, ma a volte anche ben più problematici disturbi.

Andiamo ad esaminare nel dettaglio le loro funzioni e dove possono essere trovati nella nostra dispensa.

  • I Micro Nutrienti (vitamine, minerali, e aminoacidi) sono essenziali per il corretto funzionamento del metabolismo, e non è poco se si pensa che alcune funzioni dell’organismo, quali i processi della crescita e la produzione d’energia, non potrebbero aver luogo senza di essi. Alcuni tra questi elementi sono loro fornitori principali: la frutta fresca e tutti i vegetali in genere; ogni tipo di farina e di cereali disponibili sul mercato, la carne e le uova.
  • I Macro Nutrienti (proteine, lipidi e carboidrati) rappresentano il carburante necessario perché l’organismo del nostro bambino funzioni al meglio. Sono i produttori per un’ottima dose d’energia! Possiamo trovarli nei seguenti alimenti: cereali, pasta e nelle patate, legumi, uova, latte materno e latte in polvere, carne e tutti i pollami, e infine frutta fresca.

Quando l’impegno sia scolastico, che ludico, diventa più pressante, e quindi i nostri ragazzi sono impegnati a tenere continuamente il cervello ed il corpo in continua attività, vengono richieste ulteriori sforzi dall’organismo. Inoltre, occorre tenere ben presente che è proprio questa l’ètà più cruciale in quanto potrebbero eventualmente insorgere delle cattive abitudine che a lungo andare potrebbero degenerare in una serie di problematiche tra le quali l’obesità.

Sta al genitore preoccuparsi che il proprio ragazzo segua una buona dieta che bilanci in maniera adeguata i micro e macro nutrienti, senza che ve ne sia un loro abuso. Infatti, alcuni studi recenti hanno evidenziato che i ragazzi, soprattutto in età scolare, fanno un uso eccessivo di grassi saturi e zuccheri complessi, come quelli contenuti nelle patatine e nelle merendine, tutte colorate e variegate, a discapito d’elementi ben più nobili quali le vitamine ed i carboidrati.

La dolce delizia insidiosa del cioccolato

Fondente, al latte, pralinato, bianco, cremoso, con noccioline o scaglie di cocco, lenticchie di caramello e via dicendo. Non si sta elencando la lista della spesa, ne scrivendo gli ingredienti per una torta, o di un qualsiasi dolce. Il protagonista in questione è il Cioccolato, amico tanto amato dai grandi e dai più piccini, ma anche tanto odiato perché fonte inesauribile di carie e di brufoli.

Se si volesse far scendere in campo i militanti della squadra del cioccolato “buono” e di quello “cattivo”, si andrebbe per le lunghe fino ai calci di rigore, senza pertanto riuscire a decretare il degno vincitore della competizione. Mentre, non si può dire lo stesso per la gara disputata tra i suoi fruitori: i piccoli contro i grandi ghiottoni di turno.

E ben risaputo che color che non riescono a resistere al dolce richiamo incantatore e tentatore delle “profumate” noti di una buona barretta al cioccolato sono i più piccoli, i quali riescono trovare tutti gli stratagemmi possibili affinché il loro palato venga deliziato dal sapore ben rotondo e gustoso di un buona tazza fumante di cioccolata calda, o di qualche gustoso quadratino.

Come se non bastasse tra i nemici tentatori occorre aggiungere le loro molteplici varietà tra cui in primis causa la dolce e cremosa Nutella, compagna inesorabile di qualsivoglia pietanza zuccherata.

Da questo scenario potrebbe andare a discapito la nostra pelle, con l’insorgenza di nuovi brufoletti. Ma non ci allarmiamo troppo, dato che la medicina non ha ancora stabilito che l’assunzione di questo alimento possa influire sull’evoluzione di questo disturbo.

E cosa vogliamo dire in merito alla digestione? Giunge voce che l’assunzione del cioccolato possa causare una serie di problemi all’apparato digestivo provocando una digestione lenta e faticosa. Anche questo mito è stato sfatato, dato che si è dimostrato che i tempi di permanenza nello stomaco sono tra i più bassi in assoluto.

Invece è ben risaputo che è un ottimo antidepressivo capace di poter infondere una buona carica di energia e di ottimismo. “Dei piccoli pezzetti per un pieno d’ottimismo”. Perché no?

cosa devono mangiare i bambini

Bisognerebbe stare attenti a due regole basilari affinché il nostro adorabile e tanto desiderabile amico non diventi nostro acerrimo nemico: in primis non abusarne, ma farlo inserirlo in giuste quantità nella nostra dieta, e per ultimo preferire il consumo del cioccolato più nobile ovvero il fondente.

Secondo alcun ricerche condotte dall’Istituto nazionale della nutrizione, è stato dimostrato che questa varietà di cioccolato può aumentare i livelli di antiossidanti, aventi una propria azione protettiva, e quindi far bene sia al cuore che ai vasi sanguinei.

Le verdure per una giusta alimentazione

Sono considerate dagli esperti di nutrizione un elemento cardine per una giusta alimentazione. Contengono un quantitativo minimo di calorie, e forniscono l’organismo di sostanze indispensabili per mantenerlo in buona salute.

Sono ricchissime di molte vitamine, che difficilmente vengono prodotte dall’organismo,e che devono essere assunte in modo indiretto. Distinguiamo le vitamine in due tipi; quelle liposolubili (A,D,E e K) ,e quelle idrosolubili (C,B,H e l’Acido folico). Nelle verdure sono presenti le fibre ,indispensabili all’organismo anche se scarsamente energetiche.

Inoltre, questi super alimenti sono ricchissimi di sali minerali.

Le verdure ,proprio per il benessere che portano all’organismo,sono oggetto di numerosi studi che mettono in evidenza la stretta correlazione intercorrente tra una buona dose di ortaggi e la salute dell’individuo.

Molte ricerche hanno messo in risalto le proprietà benefiche delle singole sostanze presenti negli ortaggi.

In dettaglio:
Le fibre: agevolano il transito intestinale favorendo i movimenti che l’intestino compie per svuotarsi e fibre. Quelle solubili regolano l’assorbimento di alcuni nutrienti(zuccheri e grassi) e sono presenti nella frutta e nei legumi.

Invece, quelle idrosolubili aumentano la massa delle feci e accelerano il loro transito intestinale.Le ritroviamo nelle verdure e nei cereali.

Le vitamine: regolano e coordinano l’attività delle cellule e consentono all’organismo di assimilare i carboidrati,le proteine e i lipidi.

La vitamina A ,presente nella carota ,e nei pomodori, è preziosa per gli occhi,la pelle e la crescita.

Le vitamine del gruppo B regolano il sistema nervoso e proteggono i tessuti. La vitamina C ,invece, è importantissima per la conservazione dei tessuti, per l’assorbimento del ferro, e per rafforzare il sistema immunitario(è presente negli spinaci e nei broccoli).

La vitamina K è indispensabili per una corretta coagulazione del sangue ed è presente nelle verdure a foglia verde e nei cavoli.

Altre vitamine come la D e la H ,che favoriscono la crescita di denti e ossa, sono presenti in quantità minori nelle verdure.

I sali minerali: sono privi di calorie ,ma partecipano alla costruzione di denti e ossa (calcio,fosforo,fluoro), alla formazione dei globuli rossi(ferro), regolano l’equilibrio tra sali e liquidi(sodio,potassio,cloro) e favoriscono alcune reazioni chimiche indispensabili per l’organismo(magnesio,cromo,rame).

Con l’inizio dello svezzamento si può incominciare ad introdurre nella pappa che preparate per il vostro piccolo, la patata e la carota, per passare via via agli altri ortaggi.

E’indispensabile che gli ortaggi vengano cotti in poca acqua, o al vapore, e poi triturati finemente (da evitare l’utilizzo del frullatore). Se avete poco tempo per cucinare, una pratica alternativa alle verdure fresche(sempre da preferirsi) sono quelle in vasetto, omogeneizzate o liofilizzate.Accertatevi che gli ortaggi presenti nei vasetti siano coltivati senza l’uso di sostanze inquinanti e poco sicure.E’ da sottolineare la loro praticità per le “mamme in carriera”.

Sicurezza alimentare, è allarme

Il pericolo di alimentare i bambini con cibi inquinati è purtroppo una triste realtà dopo le indagini torinesi che nei giorni scorsi hanno evidenziato i 49 casi di bambine affette da telarca precoce (sviluppo della ghiandola mammaria prima degli 8 anni).

La crescita precoce del seno potrebbe essere dovuto all’assunzione di carne trattata con ormoni. Simili trattamenti, poi, possono essere stati fatti su carni conservate in qualsiasi maniera, fresca, liofilizzata, surgelata o omogeneizzata che sia.

I pediatri, in considerazione del fatto che la sicurezza assoluta nell’alimentazione non esiste, consigliano la varietà dei cibi e l’attenzione alla qualità.

Se non si mangia la stessa carne tutti i giorni, lo stesso tipo di verdura, lo stesso pesce, la stessa frutta, la possibilità di intossicarsi diminuisce, perché solo un’assunzione regolare e prolungata di alimenti contaminati può arrecare danni biologici.

I bambini che mangiano solo poche cose corrono più rischi degli altri. Gli inquinanti, ormoni, antibiotici, metalli pesanti, mercurio, piombo, sono ovunque, si trovano anche nel latte della mamma, ma l’allattamento ha un grande valore. Mai fissarsi su un prodotto, mantenendolo costante”.

Non è necessario l’introduzione ossessiva di carne, un bambino non deve consumare quantità industriali di omogeneizzato, ci sono anche le proteine vegetali.

Sulla ristorazione scolastica, poi, si deve stare tranquilli in quanto esiste un rigido protocollo in base al quale gli appalti vengono dati alle aziende che garantiscono il maggior numero di prodotti biologici certificati.

La legislazione sulla qualità dei cibi in Italia è molto più severa rispetto a tanti Paesi europei e al resto del mondo e la sensibilità di consumatori e produttori su questi temi sono aumentate enormemente.

La dieta alimentare nelle ultime tre settimane

Quando sarete a quasi tre settimane dalla data presunta del parto, mangerete poco e frequentemente e non sopporterete più i pasti sostanziosi di una volta. Non c’è più posto nella vostra pancia! E’il momento in cui accumulerete riserve di energia e forza per il parto e adotterete quindi la dieta alimentare degli atleti.

Un medico californiano che segue i maratoneti e cura in particolare i cardiopatici che corrono per recuperare la forma, descrive l’alimentazione tipica degli atleti e dei pazienti con queste parole :una dieta ricca di vitamine,proteine e cibi freschi,crudi,integrali ,con un notevole apporto di acido linoleico.

Quest’alimentazione comprende molti cibi integrali come la crusca e molta verdura fresca che essendo composta in gran parte da cellulosa serve anche come zavorra alimentare ed evita alla gestante di ricorrere a lassativi se dovesse soffrire di stitichezza.

E’ ricca di grassi polinsaturi il più importante dei quali è l’acido linoleico che si trova nei semi,nelle nocciole e nel grano integrale.

Ricordatevi che questo grasso così utile viene distrutto dall’esposizione all’ossigeno,dal calore e dalla luce. I maratoneti sono per lo più vegetariani: evitano cibi fritti e grassi,sono convinti che aglio e cipolla in grande quantità siano ottimi per la salute e ingeriscono molta vitamina C.

Potete adottare questa dieta alimentare energetica come preparazione al parto nelle ultime due o tre settimane.Iniziate la giornata con del muesli (yogurt con fiocchi d’avena o di grano ,crusca,uvette,pinoli,nocciole,frutta fresca etc.) che terrete al fresco in un recipiente chiuso. Cercate di fare un pasto in cui non manchi una bella insalata(stimolate la vostra fantasia per stuzzicare l’appetito) non dimenticando di aggiungere una manciata di noccioline,che vi daranno il giusto apporto di acido linoleico, della cipolla e dell’aglio finemente tritati per dare più sapore e consistenza all’insalata.

Ogni tanto una patata al cartoccio ,pane integrale o di segale vi faranno bene. Mangiate alimenti non manipolati,molta verdura cruda,agrumi,e frutta di ogni tipo,nocciole e molto yogurt:sarete in piena forma per l’arduo travaglio del parto.

Gli omogeneizzati

Gli omogeneizzati sono un alimento che ha un largo successo, in quanto rispondono non soltanto alle esigenze nutrizionali del bambino, ma anche ad alcune esigenze pratiche e veloci della donna moderna.

Gli omogeneizzati sono un alimento equilibrato nella loro composizione, precotto, sottoposto a un severo controllo igienico e qualitativo, di facile digeribilità e consentono alla mamma di preparare la pappa a pochi minuti. Il consumo, in ogni caso, è stato ridotto, trattandosi di alimenti costosi ed in seguito ad alcune campagne scandalistiche che hanno denunciato la presenza di estrogeni negli omogeneizzati di carne.

In realtà gli omogeneizzati sono il prodotto più sicuro per il bambino, anche più del cibo fresco in quanto i severi controlli igienici e di qualità cui sono sottoposti li garantiscono in pieno.

Essi vanno comunque integrati con alimenti freschi, in quanto con la pre-cottura e nei processi di pastorizzazione cui sono sottoposti, questi cibi perdono alcuni elementi come le vitamine ed alcune proteine di cui il bambino necessita.

I primi omogeneizzati che vengono dati al bambino sono quelli a base di frutta e verdura, poi quelli a base di carne.

Oggi, tra l’altro, si è propensi per un consumo moderato di carni nei primi 6 mesi di vita perché la precocità e l’abuso di carne possono agevolare negli anni l’insorgere di malattie metaboliche e, secondo alcuni studi, di allergie e di tumori dello stomaco e dell’intestino.

Gli omogeneizzati restano alimenti di tutto rispetto, da usare secondo le indicazioni del pediatra, con assoluta tranquillità.

Una raccomandazione: una volta aperto il barattolino va consumato tutto.

Attenzione agli amidi!

L’abitudine moderna di dare ai bambini cereali, pane, patate al forno ed altri cibi a base di amidi è spesso causa di numerose malattie infantili tra cui l’indigestione, la costipazione, la diarrea, le coliche, eruzioni cutanee, problemi catarrali, tonsillari, etc.

Gli amidi non dovrebbero essere somministrati ai bambini, fino ai ventiquattro mesi di età in quanto ancora non possiedono la ptialina, enzima che ne inizia la digestione e perché mancano della dentatura appropriata alla masticazione degli amidi. Inoltre i bambini sono privi anche degli enzimi pancreatici ed intestinali necessari alla digestione degli amidi.

Non è corretto ritenere che il problema si ovvia alimentando i bambini con amidi ammorbiditi (purea di patate, prodotti semiliquidi). Somministrando al bambino i cibi che non richiedono masticazione si insegna ad ingoiare il cibo senza masticare. Se venissero somministrati i cibi solidi al momento giusto, imparerebbe d’istinto a masticare.

I cereali ed i legumi sono gli amidi meno adattabili alle capacità digestive dell’organismo umano ed i bambini con meno di 24 mesi alimentati con tali cibi manifestano diarrea, indigestione, coliche, costipazione, raffreddori, problemi alle tonsille e alle adenoidi, orticaria, e sviluppano denti deboli.

La natura ha previsto il latte per i bambini, alimento completo ma privo di amidi. Il carboidrato del latte è, infatti, lo zucchero. Se, verso la fine dei 24 mesi, si vogliono aggiungere carboidrati nella dieta del bambino, si dovrebbe far uso degli zuccheri dei datteri, dell’uva dolce, delle banane ben mature e di altri frutti dolci, zuccheri predigeriti, ovvero che non hanno bisogno di ptialina per essere digeriti.

Le banane buone ed energiche ideali per i bambini

Le banane, con il loro allegro colore giallo, sono il frutto più allegro e goloso per i bambini, e rappresentano un’ottima fonte di energia: hanno molte calorie e una buona quantità di amido, oltre alle fibre, alla vitamina C, agli zuccheri e a tanto potassio. Ogni banana ha infatti il 16% delle fibre, il 15% della vitamina C e l’11% del potassio di cui l’organismo ha bisogno ogni giorno per stare in salute. E poi non ha grassi, colesterolo o sodio.

Le qualità principali sono la Musa sapientium, la Musa Cavendishii e la Musa paradisiaca. Le prime due sono ricche di zuccheri e si mangiano crude. La terza, meno zuccherina e più ricca di amido, viene cucinata oppure fatta essiccare per ricavarne una farina.

Il frutto si trova tutto l’anno e la provenienza nei mercati occidentali arriva per tramite dei paesi dell’America Centrale, nonostante la produzione originaria sia nelle giungle del Sud-Est asiatico. Si ritiene che provengano in particolare dalla penisola malese dove vi è la maggiorparte delle varietà.

Le banane raggiunsero 2500 anni fa la penisola indiana e da lì si diffusero in Africa, per raggiungere le isole Canarie e le Indie Occidentali. In America pare che siano arrivate nel 1516 grazie a un frate spagnolo, Tomas de Berlanga, che portò con sé le prime radici di banana e le piantò nei Caraibi.

Le banane vanno scelte con attenzione: dal fruttivendolo si possono trovare dal bel colore giallo intenso, altre con la punta verdina, altre ancora con macchioline marroni. Tutti e tre i tipi sono buoni da mangiare, ma quelle con la buccia perfettamente gialla sono le più dolci. Per mantenerle buone a lungo vanno conservate in frigo: anche se la buccia diventerà più scura, la polpa rimarrà soda e squisita.

Se le banane sono troppo acerbe possono essere fatte maturare mettendole in una busta di carta e, se dentro la busta verranno aggiunti anche un pomodoro o una mela, matureranno ancora più in fretta.

Alimenti sicuri per i più piccoli

Gli alimenti destinati ai bambini sono sottoposti a controlli rigorosi per verificare se soddisfano certi requisiti. Le materie prime e il processo di lavorazione sono soggetti a severi controlli di qualità.

Per cominciare è ammesso uno scarsissimo contenuto di additivi (sostanze che hanno la qualità di migliorare le caratteristiche dell’alimento o conservarlo più a lungo) innocui per il bambino. Inoltre devono rispondere alle esigenze nutrizionali specifiche dei bambini,nel rispetto delle condizioni stabilite dalle norme.

Il decreto ministeriale n.371 del 2001. sulla possibilità di utilizzare o meno Ogm (organismi geneticamente modificati) per i più piccoli, ammette solamente la possibilità di rinvenire tracce di ingredienti modificati in via del tutto accidentale , e non oltre la soglia dell’1%.

Per rispettare questa normativa le aziende devono presentare all’ente di controllo tutta una serie di documenti che certifichi la presenza del tutto accidentale e inevitabile di Ogm.

Gli studi compiuti su prodotti geneticamente modificati non hanno rilevato effetti negativi.Questo non vuol significare che siano prodotti SICURI per i più piccoli.

Una delle conseguenze più temute è il possibile proliferare di casi di allergie dovuti proprio ai geni modificati,inoltre non è da sottovalutare il rischio di danneggiare il sistema immunologico ,o di introdurre virus vegetali , dannosi per l’uomo. Accertata la presenza accidentale e in bassa percentuale di Ogm negli alimenti,questi prima di essere commercializzati devono ricevere l’autorizzazione da un apposito ente che valuta e certifica la loro sicurezza per la salute.

In Europa l’autorizzazione preventiva è prevista dal regolamento n. 258/1997.Tutt’ora hanno ottenuto l’autorizzazione per il commercio solo il mais ,la soia e i loro derivati.Nel nostro Continente e nello specifico in Italia le coltivazioni transgeniche sono quasi inesistenti..Per la tranquillità di voi mamme l’utilizzo di Ogm o loro derivati è vietato dal Dpr n. 128/1999.

Le carote, amiche della salute

Le carote, efficaci nella prevenzione dei tumori e dell’infarto, utilissime agli anziani, ai bambini ed ai convalescenti per il loro apporto di vitamine A, B, C, Betacarotene e minerali, hanno tantissime proprietà nutritive e curative e al naturale (cioè crude) mantengono “viva” la pelle, rinforzano le difese immunitarie e depurano l’organismo.

La vitamina A è un importante antiossidante e combatte i radicali liberi, presiede alla crescita di ossa e cartilagini, prevenendo e curando le lesioni pre-cancerose dei tessuti; in particolare protegge la cornea e migliora l’acutezza visiva.

Il Betacarotene è efficace contro l’aterosclerosi ed fa bene alla pelle, proteggendola dai raggi ultravioletti.

Le carote contengono anche minerali indispensabili per il nostro organismo: ferro, calcio e magnesio, rame e zinco.

Le carote possono essere utilizzate anche centrifugate, come espettorante. Inoltre, il succo di carote favorisce l’abbronzatura.

Il passato di carote, infine, è un ottimo rimedio per le diarree infantili. Infatti le carote regolano le funzioni dell’intestino, aiutano la digestione, tonificano il fegato, rigenerandone le cellule in caso di indigestioni e coliche, svolgendo un’azione diuretica e quindi depurativa.

Per usufruire del massimo apporto benefico di questa radice, l’ottimale è consumarla cruda, senza togliere la parte esterna, pulendola semplicemente con uno spazzolino. In questo caso è quindi consigliabile acquistare carote di coltivazione biologica, cioè senza nitrati ed antiparassitari.

L’alimentazione giusta in gravidanza

Una donna in attesa, al contrario di quanto si credeva nel passato, ha bisogno di aumentare solo di poco la sua alimentazione di sempre. Bastano 200 calorie in più al giorno per soddisfare le necessità del piccolo e assicurargli una giusta crescita. Quel che conta è la qualità dell’alimentazione che deve essere più attenta e di qualità.

E’ necessario mangiare tutti i tipi di cibi, senza alcuna esclusione, seguendo una dieta calibrata e quindi costituita da un 20% di proteine (soprattutto quelle cosiddette “nobili” delle carni, del pesce e delle uova), da un 60% di zuccheri (per la maggior parte carboidrati come pasta e pane) e da un 20% di grassi, scelti però tra quelli vegetali (olio d’oliva).

Proteine e grassi servono per la crescita del bebè, mentre gli zuccheri assicurano l’energia necessaria all’andamento della gravidanza. Non bisogna inoltre dimenticare che alla donna e al piccolo in formazione sono necessarie anche vitamine e sali minerali, presenti soprattutto in frutta e verdura e che nella gravidanza le vitamine assicurano tutte le funzioni vitali, mentre i sali minerali aiutano la sintesi di grassi e proteine. Lo zinco (contenuto nelle carni, nei cereali integrali e nella frutta fresca) serve per lo sviluppo e la crescita del sistema immunitario del bebè.

Il ferro, poi, è essenziale per il trasporto di ossigeno a tutti i tessuti e per far funzionare alcuni enzimi per la sintesi delle proteine.

Il rischio toxoplasmosi esiste nel caso la futura mamma non abbia avuto in passato questa malattia. E’ necessario seguire alcune norme igieniche per i nove mesi d’attesa non consumando carne cruda o al sangue in quanto la cottura completa elimina l’eventuale ospite indesiderato.

Vietati i salumi crudi (prosciutto crudo, bresaola e salame), mentre vanno bene quelli cotti (prosciutto cotto, mortadella e pancetta). La frutta e la verdura da mangiare crude, vanno lavate bene aggiungendo magari un cucchiaio di bicarbonato nell’acqua di lavaggio per rendere ancora più efficace la pulizia.

Se si ha il pollice verde usare guanti da giardinaggio e lavare accuratamente le mani dopo essersi dedicati a fiori e piante in quanto il terreno può essere infetto.

La donna incinta deve assumere calcio in maggiore quantità e soprattutto durante il terzo trimestre d’attesa, visto che il feto preleva dalla mamma ben 300 milligrammi di calcio al giorno che vanno a formare le sue ossa. Il fabbisogno giornaliero è di 1500 milligrammi per tutte le future mamme e di 1600 per quelle giovanissime.

Omega 3, i grassi positivi

Gli OMEGA 3, acidi grassi polinsaturi a lunga catena, che chimicamente presentano il primo doppio legame sul terzo atomo di carbonio, sono un nutriente essenziale per il feto nel ventre materno e durante i primi mesi di vita. Scopriamo insieme meglio cosa sono e in che modo agiscono in positivo sull’organismo umano.

Tali sostanze sono indispensabili per il benessere come le vitamine e, non essendo prodotti dal nostro organismo, vanno assunti con un’appropriata dieta alimentare.

Questi grassi ‘positivi’ proteggono l’organismo dagli effetti di un eccesso di grassi dannosi presenti nel nostro sangue e di mantenere in buona salute cuore, cellule e sistema nervoso.

Gli effetti positivi degli Omega 3 sul cuore umano sono stati rilevati per la prima volta nel corso di alcuni studi svolti sugli eschimesi, la cui dieta è ricca di pesce. Sembra che due tra i più importanti acidi grassi degli Omega 3, l’Acido eicosapentaenoico (EPA) e l’Acido docosaesaenoico (DHA), agiscano in modo positivo su vari fattori di rischio in malattie cardiache, pressione alta, ipertrigliceridemia e alto tasso di colesterolo cattivo (LDL). Possono inoltre ridurre l’insorgenza di danni alle arterie quali occlusioni (trombosi) e depositi di grassi (aterosclerosi).

Dal momento che il rischio di malattie cardiache è in ogni caso influenzato anche da fattori genetici e dallo stile di vita che si conduce, l’assunzione di maggior quantità di acidi grassi OMEGA 3 nella dieta, riduce i rischi in coloro che hanno problemi di circolazione o casi in famiglia.

L’Acido grasso Omega 3 DHA aiuta lo sviluppo del cervello, della vista, del cuore e delle arterie e la futura mamma, per esempio, deve avere scorte di acidi grassi Omega 3, per trasmettere al bambino sin dalla sua formazione quantità sufficienti di DHA. I neonati, poi, hanno in genere poche scorte di Omega 3 e pertanto devono integrare tale mancanza con la dieta, attraverso il latte materno.

Le madri devono dunque avere sufficienti scorte di OMEGA 3 per soddisfare i fabbisogni del bambino nell’allattamento. Se la madre non allatta il bambino, potrà scegliere il latte artificiale per neonati che contenga Omega 3, soprattutto in casi di nascita prematura o di basso peso.

Studi epidemiologici hanno evidenziato che alcune patologie neurodegenerative come l’Alzheimer, sono meno presenti nelle popolazioni che hanno un elevato consumo di pesce.

I dolori dovuti all’artrosi, fenomeno di infiammazioni croniche dei legamenti del corpo, sembrano essere alleviati dall’assunzione di Omega 3 e delle volte avrebbe addirittura curato alcuni sintomi. La ricerca continua ad avvalorare l’importanza dell’Omega 3 per alleviare gli stati infiammatori associati, specie se cronici, che intaccano differenti tessuti del nostro organismo: quelli delicati dei polmoni, se infiammati, possono provocare l’asma e quelli dei tratti gastrointestinali la malattia di Crohn.

Il brodo vegetale per il divezzamento dei bambini

I bambini allattati esclusivamente al seno, verso il sesto mese, secondo la maggiorparte dei pediatri, vanno iniziati alla prima pappa con l’introduzione del brodo vegetale. Dei 5 – 6 pasti di latte materno somministrati nella giornata, uno di essi viene sostituito dalla classica ‘minestrina’. E’ questo, in sostanza, l’inizio del divezzamento.

E’ parere di alcuni nutrizionisti invece, che la pappa vada posticipata nei bambini allattati al seno dopo il sesto mese, mentre in quelli che ricevono un latte “adattato”, possa essere, in certi casi, anche anticipata.

In ogni caso le quantità da utilizzare per la prima pappa sono 160 – 190 grammi di brodo vegetale e vi si aggiungono 3 -4 cucchiai da cucina (rasi ) di crema di riso o di soia (all’inizio creme senza glutine), un cucchiaino di formaggio parmigiano, un cucchiaino d’ olio di oliva extra – vergine e 1/2 vasetto di liofilizzato di carne (cinque grammi ) dando la preferenza a coniglio o tacchino. Trascorsi i primi 6 mesi è consigliato di aumentare la quantità di liofilizzato ed è il caso di provare carni diverse.

La preparazione del brodo vegetale è semplice: numerose verdure fresche stagionali vanno sempre bene, ma per le prime pappe è bene usarne solo alcuni tipi, quelle cioè le zucchine, le carote e le patate. Per le prime pappe bastano una zucchina, una carota ed una patata. Dopo averle pulite molto bene, si devono lavare e lasciare in acqua per almeno un’ora. Poi si mettono in un pentolino con dell’acqua e le si bollono a fuoco lento sino a che l’acqua non si restringe alla metà ed infine si filtrano per separare il brodo dalle verdure, ottenendo così il brodo vegetale.

Per i brodini delle pappe successive si possono scegliere anche altre verdure come fagiolini, piselli, bietola, spinaci, sedano e varie insalate, cercando sempre di introdurre di settimana in settimana un nuovo tipo di verdura, per vedere così meglio la tolleranza.

Qualche settimana dopo avere iniziato il divezzamento, quando ormai la pappa è appetita dal bambino, si possono passare le verdure o frullarle ed aggiungerne qualche cucchiaino al brodo.

Vanno evitati cavoli, cavolfiori, cipolle e verze, per il sapore troppo forte e spesso non gradito al lattante, oltre al pomodoro perché in grado di provocare, abbastanza spesso, reazioni allergiche. Fino al 10° mese è bene anche non usare né sale né dadi.

Il brodo vegetale può essere conservato in frigorifero, dentro un recipiente coperto, per 2 giorni al massimo.

Imparare a mangiare le verdure giocando

Per far piacere le verdure al bambino, bisogna farlo giocare di più in giardino, secondo quanto stabilito dalla ricerca della Texas A&M University di College Station effettuata su bambini tra i 4 e i 5 anni.

Se i piccoli trascorrono almeno mezz’ora alla settimana a piantare semi e curare piantine, mangiano con piacere i piatti di verdure e possono addirittura sviluppare una vera passione se assistono alla crescita dei vegetali.

Spesso i piccoli pensano che i cibi siano stati fatti nel negozio stesso dove li vanno a comprare, spiega la responsabile della ricerca, Saundra G. Lorenz. Lasciarli giocare con semi e terra, facendo loro vedere come crescono le cose da mangiare, da la possibilità di ”creare legami con la loro fonte di cibo”.

Lo studio, che è stato presentato a Filadelfia al Congresso dell’American Dietetic Association, ha lasciato che 22 bambini giocassero in giardino per 30 minuti a settimana e si è potuto appunto riscontrare che dopo 8 settimane passate a piantare semi, innaffiare la terra e ripulirla dalle erbacce, i piccoli sono stati più propensi a mangiare le verdure che avevano piantato e visto crescere.

I fermenti lattici

I fermenti lattici, o ‘lattobacilli’, sono un gruppo molto vasto di batteri, alcuni dei quali vivono e si riproducono nell’intestino dell’uomo. Nell’alimentazione si trovano nei prodotti caseari, ed il più ricco di essi è proprio lo yogurt.

Tali batteri sono, per così dire, dei germi “buoni” in quanto producono acido lattico e da anni vengono proposti per riequilibrare la flora batterica e la funzionalità intestinale in corso di diarrea o di disturbi gastrointestinali.

L’efficacia di determinati tipi di fermenti lattici vivi è nella prevenzione e nel trattamento di certe forme di diarrea acuta (da rotavirus in modo particolare).

Si tratta di un passo avanti promettente, ma gli studi dovranno chiarire meglio il ruolo di questi prodotti, soprattutto nelle diarree a decorso protratto che sono di interesse specialistico.

Nelle comuni diarree l’associare i fermenti lattici alla soluzione reidratante orale (sempre indispensabile) non è di aiuto.

“Salutare” ed educativo per il bambino, anche se piccolo, mangiare yogurt: può iniziare magari con qualche cucchiaino, per abituarlo ad un alimento importante per tutte le età della vita.

Missione salute, una tazza di tè verde

Se è vero che di ritorno dalle vacanze non è facile riorganizzare le proprie abitudini alimentari nella maniera più appropriata, chi è in dolce attesa sente di più il bisogno di placare la propria nausea che sembra un tormento infinito, e magari una bevanda dalle proprietà benefiche come il tè verde può aiutare l’organismo a prepararsi quanto meglio per la stagione autunnale.

Il tè verde è dato dalle foglie della pianta sempreverde Camellia sinensis, da cui si producono anche le altre due specie quello nero, che sarebbe il più diffuso nel mondo, e l’oolong, così classificati secondo il metodo di lavorazione.

Mentre le foglie del tè nero vengono essiccate e fermentate, e quelle dell’oolong parzialmente fermentate, quelle del tè verde sono solo “lavate” a vapore e riscaldate per prevenire sì la fermentazione ma per mantenere anche all’interno maggiori quantità di catechine ed altri polifenoli, i componenti più attivi e salutari.

Attraverso quest’ultimo procedimento si perde tra l’altro un po’ di teina (o caffeina) . I vari nomi con i quali di solito il tè è identificato si riferiscono alla regione dove cresce la Camellia sinensis (Ceylon, Darjeeling, Souchong, ecc).

Molte riviste mediche accreditate hanno riportato i risultati di numerose ricerche che hanno dimostrato come in molti casi le sostanze contenute nel tè verde rallentano o bloccano la trasformazione delle cellule sane in tumori grazie ad un polifenolo, l’Epigallocatechina-3-gallato (Egcg). L’Egcg, che è presente nel tè verde nella misura del 25% in quello nero vi è solo per il 4%.

Il tè verde contiene, poi, in grande misura sostanze antiossidanti che proteggono l’organismo dall’infarto, i flavonoidi, che, insieme alle catechine, combattono i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento dell’organismo e della pelle. Il tè verde migliora anche la flora batterica intestinale.

Attenzione, però, a non esagerare, in quanto un uso eccessivo di tè verde può provocare irritabilità, a causa della caffeina e aggravare l’ulcera. Persone sofferenti di insonnia dovrebbero evitarlo, mentre chi soffre di ipertensione dovrebbe consultare prima il proprio medico.

Per mantenerne inalterati i suoi principi attivi, bisogna riscaldare l’acqua in cui metterlo in infusione fino a 80° C e non oltre per mantenere i principi attivi; lo si può zuccherare e bere con del limone, a secondo di quali sono i gusti, ma non si deve aggiungere latte, perché proprio la caseina del latte sembra che possa neutralizzare i polifenoli. Come per le altre bevande, si consiglia di non berlo molto caldo ma tiepido.

Frutta e verdura per il bebè

La maggior parte degli studi più recenti mostrano che è indispensabile mangiare un numero importante di frutti e verdure per evitare numerose malattie: complicazioni cardiovascolari, diabete, obesità.

Spesso capita che bebè preferisca rosicchiare dei biscotti oppure dei crackers, come fargli mangiare frutta e verdura?

Servitegli dei pasti completi: carne o pesce, ricchi di fecola, verdure, ma fin dall’ottavo mese smettete di mescolare il tutto sistematicamente nel suo piatto. Così, il bambino familiarizzerà con questi alimenti.

Non eliminate le verdure verdi soltanto perché ha marcato una certa preferenza per i purè di carote: tenete duro ed insistete senza costringerlo tuttavia o minacciarlo. Spiegategli invece perché bisogna mangiare di tutto…. Ripetete parecchie volte l’operazione finché accetta questo nuovo alimento.

Presentategli le verdure ed i frutti sotto tutte le loro forme: per le verdure, pensate alle zuppe, agli sformati, per i frutti, provate con le spumute.

Infine, rendete verdure e frutti inevitabili: che le sue merendine siano dei quarti di mela da sgranocchiare, dei bastoncini di carote da rosicchiare, pensate ai succhi di frutti freschi così come al succo di verdure durante le vostre passeggiate.

Chi vincerà tra il tè e il caffè?

Fino a qualche anno fa, chiedere ad un italiano di scegliere tra il caffè ed il tè, sarebbe stato un po’ come domandare ad un tedesco se preferisce la birra o la sangria. Da secoli la tradizione dell’espresso, costituisce un elemento che caratterizza la nostra cultura alimentare e, la tazzina fumante, dopo i pasti e nelle pause di lavoro, rimane tuttora il modo più classico per scandire le ore della giornata.

Da qualche tempo, però, sta crescendo la schiera degli estimatori del tè, bevanda della quale si scoprono, ogni giorno delle proprietà salutari. I gusti non si discutono, ma gli effetti sulla salute sì: cosa hanno in comune il tè ed il caffè sotto tale aspetto?

Tanto il tè quanto il caffè, sono definite ‘bevande nervine’, a sottolineare la principale caratteristica comune: esercitano entrambi un effetto stimolante sul sistema nervoso.

Il merito è del contenuto di caffeina (quella contenuta nel tè viene chiamata teina) che, assunta in dosi sufficienti, agisce beneficamente sui centri nervosi: migliora i tempi di reazione, assicura superiori capacità di memorizzazione e svolge un’azione positiva sul meccanismo della visione. Sono molti gli esperimenti a sostegno di queste ‘virtù’, ma è necessario tener presente che la risposta alla caffeina è soggettiva: c’è chi dopo un caffè alla sera fa fatica ad addormentarsi e chi, invece, ha bisogno di dosi ben più alte per sentirne l’effetto.

Più ancora che la caffeina, sono altre le sostanze che conferiscono al tè caratteristiche positive per la salute. Combatte le carie grazie alla presenza di tannino, una sostanza ad azione antibatterica capace di ostacolare la fermentazione degli zuccheri.

Secondo alcuni ricercatori giapponesi, basterebbe una tazzina di infuso al giorno, per dimezzare il rischio di carie nei bambini. Migliora il funzionamento dei vasi sanguigni, lo ha dimostrato uno studio svolto dall’Università di Boston, che ha attribuito questa azione benefica agli antiossidanti naturali di cui il tè è ricco. Mantiene elastica la pelle sempre per effetto dei principi antiossidanti presenti. Non a caso, per questa sua azione protettiva, il tè verde compare come ingrediente in molti cosmetici.

La caffeina è il composto che caratterizza maggiormente gli effetti sull’organismo, ma non mancano altri componenti utili, che conferiscono anche a questa bevenda altre prerogative interessanti. Aiuta il mal di testa lo hanno dimostrato innumerevoli studi, che hanno evidenziato l’azione vasocostrittrice, utile per alleviare l’emicrania. La caffeina aiuta a smaltire i chili di troppo.

Per ottenere tale risultato bisognerebbe bere dalle 6 alle 7 tazzine di caffè al giorno che, contribuirebbero, ad aumentare il metabolismo permettendo all’organismo di bruciare 80-150 calorie in più. Nel tè, poi, all’effetto della caffeina si somma quello della catechine, che ostacolano l’assimilazione dei grassi. Resta il fatto che, né il tè, né il caffè, possono essere considerati sostituti dello sport.

La merenda più buona dell’estate: il gelato

Fresco, digeribile e gustoso il gelato è l’alimento più indicato per tutti i bambini d’estate. E’ presente dappertutto ed è una merenda molto digeribile perché è fatta con ingredienti naturali come il latte, la frutta e le uova.

Spesso si evita di far mangiare il gelato ad un bambino. E’ sbagliato. Sicuramente non bisogna esagerare e poiché un bambino di dodici mesi è abituato a mangiare soprattutto latte e yogurt come merenda, è preferibile orientarci sui gusti come panna, fiordilatte, yogurt e crema. Evitare, quindi, gusti strani o contenenti pezzi di cioccolato, frutta secca o candita.

E’ bene orientarsi verso i gelati alla frutta perché sono poco calorici e non contengono panna o latte.

I momenti migliori per far mangiare un gelato al bambino sono lo spuntino di metà mattinata o quello di metà pomeriggio. Attenzione alla quantità! Non deve interferire con il pasto successivo poichè il bambino non riuscirebbe a digerirlo in modo adeguato; pensiamo, infatti, che il livello nutrizionale del gelato corrisponde ad un pasto.

Non dobbiamo preoccuparci del pancino perché prima di deglutirlo il bimbo lo assapora e non lo manda giù freddo. E’ consigliabile mangiare il gelato in un posto all’ombra.

Per valutare la qualità del gelato possiamo testare la sua scioglievolezza: se si trasforma subito in un liquido di sgradevole sapore e vista significa che non è fatto con ingredienti naturali; teniamo presente, però, che il gelato che si scioglie più velocemente in genere è il migliore.

Allora che aspettate mamme!

Divertitevi nel preparare il gelato preferito dal vostro bambino.
Buon divertimento!

Avanti col verde

L’insalata è amica di chi mangia con intelligenza ma proprio per questo vale la pena osservare alcuni accorgimenti per sfruttare al meglio le sue virtù. Per prima cosa non bisogna esagerare con il condimento. Si tratta di un cibo ultralight spiega la nutrizionista Chiara De Giorgi, e spesso si ha la tendenza ad insaporirlo più del necessario.

Poi attenzione all’uso di pane, crackers e di tutti quei cibi che in genere si mischiano all’insalata come tonno, uova, formaggi. Va bene consumarne un po’: se infatti ci si nutre solo di verdure c’è il rischio di trattenere i liquidi aumentando quelli intercellulari con il pessimo risultato di trovarsi più gonfiore e più cellulite.

Ma non bisogna neppure abusarne. Continua la De Giorgi: dal punto di vista dietetico è molto meglio arricchire l’insalata con semi di cumino, rafano, capperi, sedano o magari con qualche pezzo di frutta come mele e ananas. Per chi non ha problemi di dieta, si possono utilizzare anche noci, olive e avocado. Ma quali sono le insalate più amate? Senza dubbio le indivie e le lattughe. Sono messe al plurale perché rappresentano due vere famiglie. Della prima fanno parte la riccia ( con foglie crespate, ideale per le insalate classiche), la scarola (dalle foglie lisce e larghe) che si usa anche cotta in parecchie ricette della cucina mediterranea. Una curiosità: l’indivia belga, nonostante il nome non ha niente a spartire con le colleghe poiché appartiene a quella delle cicorie come rivela il suo tipico gusto amarognolo. Le sue foglie, se fresca, devono essere di un bianco brillante privo di macchie. Le lattughe si dividono in cappucce e romane: le prime formano dei cespi molto compatti e rotondeggianti e hanno varie qualità (Rosa di maggio, Trocadero, cavolo di Napoli), le seconde si riconoscono perché hanno foglie lunghe con la costa importante e sono riunite in cespi esili e poco compatte. Sul mercato si trovano anche le lattughe baby che come tutti i vegetali miniaturizzati hanno un sapore inteso e una taglia che permette di creare piatti fantasiosi e fortemente aromatici.

Ultima raccomandazione, scontata ma non troppo: consumare l’insalata fresca e lavata perfettamente, magari con il bicarbonato.

Attenzione: glicemia in agguato!

Se ci nutriamo con alimenti ricchi di zuccheri, i livelli di glucosio nel sangue (la glicemia, appunto, espressa come milligrammi di glucosio per decilitro di sangue) aumentano col procedere della digestione. Il glucosio è, infatti, lo zucchero che l’organismo utilizza per produrre energia e che, una volta introdotto, provoca il rilascio, da parte del pancreas, di insulina, ormone che governa l’assorbimento dei nutrienti.

Una volta si riteneva che, a parità di contenuto di carboidrati (i maggior fornitori di zuccheri) e di calorie, tutti i cibi venissero assorbiti nello stesso modo. Ma non è così. La velocità di assorbimento varia in base al cibo e alla sua composizione. Tale fenomeno viene misurato con indice glicemico, classifica relativa ai cibi in base alla capacità di influenzare la glicemia.

Un cibo ad alto indice glicemico fa alzare in fretta la glicemia, togliendo il senso di fame, allo stesso tempo, però, fa produrre molta insulina: il glucosio viene metabolizzato rapidamente e si ha nuovamente fame dopo un paio d’ore. Al contrario un cibo a basso indice glicemico dovrebbe, sempre in teoria, rilasciare il suo contenuto di zuccheri in modo progressivo, ovviando al fenomeno della fame di rimbalzo.

I primi ad interessarsi dell’indice glicemico sono stati i diabetologi, per controllare l’alimentazione dei diabetici. Secondo Fabio Capani, responsabile del Dipartimento di medicina interna dell’Università di Chieti, gli esiti al riguardo sono stati
deludenti, in quanto l’indice glicemico è un valore assoluto del cibo, e non dipende, se non in misura assai complessa, dalla quantità assunta.

Inoltre se si consumano più cibi insieme, questi si influenzano tra loro e l’indice glicemico globale cambia leggermente rispetto a quello presente nei singoli alimenti separati. In seguito a degli studi effettuati negli Stati Uniti, è stata notata una relazione tra l’abitudine a consumare alimenti con indice glicemico elevato e obesità, proprio per l’effetto di stimolo dell’appetito.

I soggetti a rischio maggiore sono i bambini, che consumano alimenti contenenti zuccheri molto raffinati. Stesso fenomeno è stato notato nelle donne in gravidanza: la tendenza a sviluppare il diabete gravidico è in stretta relazione con il tipo di cibi consumati.

Ma non è finita: secondo gli esperti della clinica medica dell’Ospedale di Boston, anche cuore e vasi vengono compromessi da un’alimentazione scorretta. Infatti i bruschi cambiamenti di glicemia dopo i pasti sono responsabili di danni alle pareti di vene e arterie che col tempo possono favorire la comparsa di placche arterosclerotiche e quindi, in ultima analisi, di infarti e ictus.

Come comportarsi al riguardo?
Bisognerebbe consumare più frutta, verdura, legumi e cibi integrali, senza dimenticare però, che i carboidrati sono essenziali per una dieta equilibrata e devono rappresentare il 50/60 per cento delle calorie ingerite nell’arco della giornata, anche nelle diete per i diabetici e in quelle ipocaloriche.

Alimentazione, il latte materno

L’alimentazione rappresenta una costante, nel nostro organismo, che permette di vivere tutte le fasi dell’evoluzione umana, da quando l’organismo nasce, a quando termina il suo percorso.

Il latte di donna è un composto chimico altamente complesso la cui composizione varia da donna a donna, di settimana in settimana, di mese in mese, di poppata in poppata ed addirittura anche all’interno della stessa.

Nonostante tutte le differenze è raro che il latte materno non sia adatto alle esigenze nutrizionali del neonato: l’esame del latte è del tutto inutile poiché il latte della madre garantisce, in ogni caso, il miglior accrescimento, almeno per i primi sei mesi di vita.

Con l’estate arriva l’uva, ottima ma non esagerate

L’uva gode di una favorevole immagine salutistica, perfino superiore ai suoi meriti nutrizionali. Gli italiani, almeno a parole, sono consapevoli delle benefiche capacità nutrizionali della frutta, quindi del fatto che debba figurare regolarmente nell’alimentazione giornaliera.

Nei bar, nelle paninoteche e nel regno del fast food, la frutta è un ospite difficile da trovare, se non sottoforma di bibite o più raramente di spremute. Il che non è affatto la stessa cosa, sia per il numero di calorie che per la loro provenienza ( di zucchero aggiunto nelle bevande, piuttosto che di polpa dei frutti nelle spremute ), sia perché nelle bibite manca gran parte della fibra originaria, sia per il fatto di bere invece di mangiare. A proposito è, un pregiudizio positivo, largamente diffuso, che tutta la frutta sia sempre una miniera di vitamine.

Il contenuto vitaminico delle varie specie di frutta è specifico, e privilegia, in genere, una o due vitamine mentre sono quasi del tutto assenti altri gruppi vitaminici. Ciò si verifica anche per l’uva, tuttavia non vuol dire che sia priva di pregiudizi nutrizionali o che non conti l’apprezzamento millenario della gente, anche dal vino che se ne può trarre.

Tra i vanti dell’uva, la ricchezza di potassio e i pigmenti antiossidanti della buccia ( lavata bene perché potrebbero essere presenti polvere e pesticidi ), dovrebbero promuovere ancor i più la sua presenza sulla nostra tavola.

Da ricordare il contenuto zuccherino, tutt’altro che trascurabile. La parte commestibile dell’uva fornisce circa 61 Kcal. per 100 grammi: l’energia proviene quasi esclusivamente dagli zuccheri semplici. Intendiamoci, nulla di male per chi non ha problemi di diabete o un eccesso di trigliceridi nel sangue.

Ai ragazzi che alle spremute di frutta preferiscono le bevande zuccherate e gassate, bisogna spiegare che una lattina da 330 ml contiene circa 7 cucchiaini di zucchero e non poca caffeina, in assenza di vitamine e altri protettori naturali.

Mai dire dieta

La parola ‘dieta’ sta diventando sempre più impopolare tra i nutrizionisti. Alla lunga, continuare a perdere e riacquistare peso (è il noto ‘effetto yo-yo’), potrebbe rendere addirittura più difficile dimagrire in modo definitivo.

E, come se questo non bastasse, potrebbe accorciare la vita. Secondo alcune ricerche, le persone che hanno un peso fluttuante, quindi dimagriscono e poi mettono su chili, sono molto più esposte al rischio di avere una cardiopatia coronaria (corrono il 75% dei rischi in più), rispetto a chi riesce a mantenere stabile il proprio peso dopo essere dimagrito.

Quando ci si mette a dieta, tagliando le calorie, il peso corporeo diminuisce, perdendo non solamente grassi, necessari all’organismo, ma anche parte della ‘massa magra’ ossia il tessuto muscolare che serve per mettere in moto il metabolismo.

In seguito ad una dieta, quando si termina di seguire una restrizione alimentare, la massa grassa sarà superiore alla massa magra, rendendo più difficile la stabilità del proprio peso corporeo.

I cambiamenti migliori sono quelli permanenti, quelli abbastanza gradevoli da consentire di seguirli senza alcuno sforzo per tutta la vita, permettendo di tanto in tanto qualche strappo alla regola.

Integratori sì, ma con moderazione

Nei Paesi più sviluppati, gli studi epidemiologici concordano nel denunciare uno stato di malnutrizione per eccesso.

Le statistiche sul soprappeso e l’obesità, per quanto approssimative, confermano che quasi la metà della popolazione è supernutrita, anche se non dobbiamo tralasciare le eccezioni contrarie tra cui destano maggiore preoccupazione non le poche top model di riferimento ma le tante adolescenti emulatrici, anoressiche o aspiranti tali.

Tuttavia l’industria alimentare e farmaceutica, facendo leva sulla richiesta di salutismo estremo e fitness, commercializzano una serie di prodotti destinati ad integrare un’alimentazione definita, impropriamente o pessimisticamente, a ‘rischio di carenze’. Non vi è alcun dubbio sulle capacità delle moderne tecnologie alimentari, di realizzare nuovi alimenti, perfino superiori ai tradizionali cibi da sempre alla base della piramide alimentare.

Tutto ciò non giustifica che, una persona sana, in grado di svolgere un minimo di attività fisica debba fare ricorso agli integratori, dimenticando che l’errore di base sta nello stile di vita e quindi nelle scelte alimentari, di una popolazione disinformata sulle regole fondamentali della fisiopatologia alimentare.

Lo yogurt fa bene: ecco come mai

Ricco di calcio come il latte, appare nella dieta di un bambino subito dopo le prime pappe, intorno al settimo mese di vita.

CONTIENE I FERMENTI LATTICI

I batteri contenuti nei fermenti proteggono l’intestino, in quanto ne potenziano la flora batterica, l’insieme degli organismi che vivono in quest’organo. Siccome la flora intestinale viene suddivisa in “buona” o “meno buona”, i fermenti lattici la mantengono in equilibrio. I fermenti dello yogurt sono batteri “buoni” e vanno a potenziare le colonie buone della flora batterica dell’intestino. Infatti contrastano l’effetto dei microrganismi negativi, proteggendo l’intestino, evitando per esempio la diarrea.

QUANDO INTRODURLO

In genere lo yogurt si introduce dopo l’inizio dello svezzamento,verso il settimo mese. Può essere inserito nella dieta del bambino a merenda, al posto della frutta o del biberon di latte. Generalmente si comincia con pera e mela,poi con banana e con yogurt arricchiti con biscotto e miele, il tutto del reparto degli omogeneizzati. Gli altri gusto, tipo albicocca, fragola, agrumi, frutti di bosco, vanno, di buona regola, inseriti dopo il compimento del primo anno di vita del bambino, in quanto possono scatenare allergie sotto l’anno.

E’ FACILMENTE DIGERIBILE

Lo yogurt è fatto di tanto latte fresco con aggiunta di fermenti lattici vivi. Nello yogurt lo zucchero del latte,il lattosio,viene trasformato in acido lattico, sostanza che lo rende facilmente digeribile anche dall’organismo dei più piccoli. Per questo motivo lo yogurt può essere consumato anche dai bambini con intolleranza al lattosio.

QUELLO PER L’INFANZIA

Lo yogurt per l’infanzia viene arricchito di calcio,un minerale importante per la formazione e per la crescita dei denti e delle ossa del bambino. In un vasetto da 100 g, infatti, ci sono circa 60 milligrammi di calcio che, legandosi all’acido lattico, viene assimilato con facilità. Inoltre lo yogurt per i più piccoli, visto che i fermenti, nel momento del consumo, devono essere vivi e che prima di arrivare all’intestino vengono aggrediti dai succhi gastrici e dagli enzimi digestivi, viene arricchito con altri fermenti, tra cui il Bifido. Grazie ai fermenti lattici che contiene, lo yogurt svolge importanti funzioni per la salute del bambino.

Acqua, sali minerali e vitamine

Acqua
L’acqua è il costituente principale del nostro organismo. Inoltre essa permette il trasporto dei principi nutritivi e l’eliminazione dei prodotti di rifiuto.
L’acqua è l’unica bevanda indispensabile al nostro organismo. Le altre bevande devono essere utilizzate con moderazione.

Sali minerali
I sali minerali sono nutrienti essenziali che promuovono e regolano i processi metabolici dell’organismo. La loro azione viene pertanto definita protettiva.
I sali minerali partecipano infatti alla costruzione delle ossa, denti (il calcio, il fosforo, il fluoro) e alla formazione di globuli rossi (ferro).
Inoltre regolano numerose funzioni cellulari.

Vitamine
Le vitamine sono nutrienti essenziali che intervengono nella regolazione di numerose funzioni dell’organismo.
Esse vengono distinte in idrosolubili e liposolubili.
Le idrosolubili (gruppo B, acido folico, le vitamine C, PP e H) sono presenti nelle frazioni acquose degli alimenti, e salvo alcune eccezioni, possono essere accumulate dall’organismo solo in piccole quantità.
Le liposolubili (A, D, E, K) sono contenute nelle frazioni grasse degli alimenti e possono essere accumulate in maggiore quantità dall’organismo.

Alimenti e nutrizione

Il cibo rappresenta il mezzo tramite il quale ci procuriamo giornalmente le sostanze organiche ed inorganiche di cui necessita il nostro corpo, in quest’ultimo gli alimenti esplicano tre funzioni:

  1. Funzione plastica o strutturale: consiste nell’apporto di componenti strutturali, cioè capaci di far fronte sia ai processi di riparazione e ricambio dei tessuti, sia alla costituzione di nuova materia come si verifica durante l’accrescimento.
  2. Funzione energetica: consiste nell’apporto di componenti energetici, cioè atti a fornire sia l’energia necessaria per mantenere la temperatura corporea a livelli fisiologici, sia l’energia necessaria per consentire il lavoro muscolare ed i processi anabolici cellulari.
  3. Funzione protettiva o regolatrice: affinché l’organismo funzioni in modo ottimale è necessaria la presenza di componenti protettivi o regolatori che, presenti in piccolissime quantità, assicurino il normale svolgimento di tutte le attività metaboliche delle nostre cellule.

Gli alimenti sono costituiti da proteine, grassi, zuccheri, acqua, sali minerali e vitamine, che l’organismo assimila per far fronte alle proprie esigenze strutturali, energetiche e regolatrici.

Carboidrati o zuccheri

Gli zuccheri o carboidrati svolgono una funzione principalmente energetica. Come le proteine e i lipidi, i carboidrati entrano nella composizione delle nostre cellule. I carboidrati vengono distinti in semplici o complessi.

I carboidrati semplici (dolci, gelati, ecc.) sono rapidamente assorbiti dall’organismo e la loro energia si rende disponibile nel giro di pochi minuti.

I carboidrati complessi sono assorbiti più lentamente di quelli semplici, pertanto la loro energia si rende disponibile in modo graduale.

Gli zuccheri complessi sono contenuti soprattutto nei cereali e derivati (pane, pasta, fette biscottate, ecc.) e nei legumi. L’eccesso di zuccheri semplici favorisce le carie, il diabete e l’obesità.

Nella dieta fisiologica equilibrata i carboidrati devono rappresentare mediamente il 55 – 65% del fabbisogno energetico totale.
È preferibile che la percentuale raccomandata sia rappresentata soprattutto dai carboidrati complessi, cioè dagli amidi presenti nei cereali e derivati, legumi, tuberi.

Gli zuccheri semplici al contrario devono costituire non più del 10 – 12% del fabbisogno energetico totale. Nell’alimentazione dei bambini, a differenza dell’adulto è ammesso un consumo di zuccheri semplici pari al 15 – 16%.

Il ferro – grande alleato contro la stanchezza

Quanto ferro occorre? La risposta aiuta a comprendere ciò che la medicina intende per ‘raccomandazioni’ nutrizionali.

Per il minerale indispensabile alla produzione del sangue ed al trasporto dell’ossigeno ai tessuti, oltre alle innumerevoli funzioni metaboliche ‘minori’, esistono differenti livelli di fabbisogno da rispettare, al fine di prevenire anemie gravi, evitare uno stato di carenza, inoltre esistono raccomandazioni nutrizionali vere e proprie, che consentono, di avere scorte adeguate di ferro.

La raccomandazione nutrizionale è un livello di ‘sicurezza’, utilizzato come metro di riferimento nel lungo termine. Concludendo, viene consigliato, soprattutto alle donne, di consumare carne e/o pesce una volta al giorno, al fine di evitare problemi.

Prevenzione del sovrappeso

Di cosa si tratta
Un bambino si definisce in sovrappeso quando il peso è troppo elevato in rapporto all’altezza. Naturalmente il bambino in sovrappeso appare “grasso”. I lattanti che continuano ad essere in sovrappeso durante l’infanzia e la vita adulta hanno di solito genitori, fratelli o nonni in sovrappeso.

Tutti i bambini con una chiara tendenza familiare all’obesità necessitano di un aiuto da parte del pediatra e della famiglia. L’iperalimentazione condiziona il bambino a mangiare sempre più.

Alcuni medici aspettano fino a quando il bambino non manifesti un eccesso di peso evidente per introdurre delle modificazioni nella dieta, ma la prevenzione è molto più semplice del trattamento.

Primo trattamento
Inizialmente, si deve cercare di insegnare al bambino di smettere di mangiare prima di raggiungere il punto di saturazione. Quando il bambino chiude la bocca, gira la testa o vuole giocare, significa che non è più interessato al cibo. Cercate di prolungare il più possibile l’allattamento al seno.

I bambini allattati al seno tendono ad avere un peso minore. Durante l’allattamento si devono evitare poppate troppo frequenti perché il bambino impara ad usare il cibo come “antistress”. Se il bambino è allattato artificialmente non gli si deve permettere di tenere sempre con sé il biberon durante il giorno e la notte.

I bambini che prendono quest’abitudine imparano a mangiare di frequente e usano il cibo come calmante. Non offrite del cibo al bambino ogni volta che piange.

Nella maggior parte dei casi un lattante che piange vuole essere preso in braccio o cullato o può semplicemente avere sete e desiderare dell’acqua. Distrarre dal cibo il bambino nelle situazioni stressanti, proponendogli rapporti con altre persone. Non è vero che il lattante che succhia ha sempre fame.

Il bambino può solo desiderare il succhiotto. Non insistere perché il bambino finisca sempre il biberon. A meno che il bambino non sia sottopeso (evenienza rara) egli è sempre in grado di regolarsi da solo. Non allargare l’apertura del biberon perché in questo caso il latte uscirebbe troppo velocemente dalla bottiglia.

Non alimentare il bambino lentamente. Non fare niente per farlo mangiare più rapidamente. Ci vogliono dai quindici ai venti minuti perché si sviluppi una sensazione di sazietà. Nell’adulto l’abitudine a mangiare rapidamente è stata associata all’obesità. Evitare gli alimenti solidi fino alla fine del quarto mese di vita (sei mesi nei bambini allattati al seno). Passare a tre pasti giornalieri dopo i sei mesi d’età.

Non incoraggiare il bambino a mangiare ancora se dimostra di non avere più fame girando la testa o chiudendo la bocca. Interrompere l’allattamento al seno o con il biberon dopo i dodici mesi di vita. Uno studio recente ha dimostrato che un eccessivo ritardo nello svezzamento è associato con una maggiore incidenza di obesità. Evitate gli zuccheri fino al compimento dell’anno di vita. Utilizzare i complimenti ed il contatto fisico invece del cibo come premio al bambino.

Consultare il perdiatra
Se non si è certi del fatto che il bambino sia in sovrappeso.
Si è preoccupati riguardo all’aumento di peso del bambino.

Cosa non fare
Si deve evitare di cadere nell’eccesso opposto. Non usare di propria iniziativa latte scremato prima dei due anni di vita. Il cervello dei bambini cresce rapidamente ed ha bisogno del contenuto del latte intero.
Anche se l’iperalimentazione è più frequente della malnutrizione, la seconda è molto più pericolosa.

Proteine e lipidi

Le Proteine

Il corpo è un insieme formidabile di miliardi di cellule che compongono organi e tessuti. Per costruirle e rinnovarle l’organismo ha bisogno di speciali “mattoni”: le proteine.

Le proteine sono i costituenti fondamentali delle nostre cellule. Per questo motivo si dice che esse hanno una funzione strutturale o plastica. Sono costituite da singole unità dette Aminoacidi (AA).

L’organismo umano richiede circa 20 AA per sintetizzare tutte le proteine corporee e pertanto non ha bisogno di proteine in quanto tali, ma di AA con i quali costruire le sue specifiche proteine.

Le nostre cellule possono fabbricarsi da sè la maggior parte di questi AA, ma alcuni di questi provengono solo dagli alimenti e pertanto vengono chiamati “essenziali”.

La maggior parte delle proteine di origine animale, come quelle della carne, del pesce, del latte, dei formaggi, delle uova, contengono tutti gli AA essenziali e sono perciò classificate come proteine ad “elevato valore biologico”.

Le proteine vegetali, sono invece in larga parte incomplete perché carenti di alcuni AA essenziali.

In una dieta equilibrata, le proteine dovrebbero fornire una quantità di energia pari al 10 – 15% del fabbisogno energetico ed essere per metà vegetali e per metà animali.

Grassi o lipidi

I grassi o lipidi hanno una duplice funzione: plastica ed energetica.
I grassi sono distinti in saturi e insaturi.
I grassi animali (burro, strutto, pancetta, ecc.) sono prevalentemente saturi, all’opposto di quelli vegetali (olio d’oliva, olio di semi, ecc.) che contengono soprattutto grassi insaturi.

Tra i grassi insaturi meritano particolare attenzione gli acidi grassi essenziali come l’acido linoleico e l’acido lipidico alimentare andrà contenuto al disotto del 30% della quota calorica, con una ripartizione che privilegi gli acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), limitando l’apporto dei saturi.

Alimentazione corretta, per una crescita sana

Con la nascita cessa il rapporto di nutrizione diretto tra madre e bambino attraverso il cordone ombelicale; d’ora in avanti il piccolo dovrà compiere uno sforzo per assumere dall’esterno tutti i nutrienti che gli sono indispensabili e che gli permetteranno di vivere e compiere tutte le funzioni motorie di un adulto.

I componenti da tener presenti, da adulti e da bambini sono i seguenti: proteine, grassi, zuccheri, vitamine, sali minerali, acqua.
Lipidi, glucidi e protidi forniscono le sostanze necessarie affinché l’organismo si mantenga, si rinnovi e, nel caso di un bambino, cresca; sali minerali e vitamine assicurano invece un corretto svolgimento delle funzioni vitali; l’acqua infine, che può costituire anche l’80% del peso di un neonato, è il mezzo attraverso il quale vengono eliminate le scorie presenti nel nostro organismo.

L’alimentazione tuttavia non incide solo sullo sviluppo fisico del bambino, ma anche su quello psichico e sulla sua futura salute, fin dalle prime poppate. Infatti attraverso una sana e corretta alimentazione, si possono prevenire alcune malattie, aiutando l’organismo a mantenere uno stato di buona salute.

Svezzamento

Di cosa si tratta
Per svezzamento s’intende la sostituzione progressiva delle poppate di latte materno o artificiale con alimenti solidi a partire dal quinto mese di vita. A quest’età il bambino deve anche iniziare a bere dalla tazza o dal bicchiere.

Di solito questo processo è assolutamente naturale, a meno che l’atto del “succhiare” non sia divenuto troppo importante per il bambino.

Come prevenire i problemi dello svezzamento

  • Già a partire dalle sei settimane di vita, se il bambino è allattato al seno, offrire una volta per giorno una poppata di latte materno, espresso con il tiralatte, con il biberon.
  • Ridurre il numero delle poppate a quattro o meno a partire dai cinque mesi di vita.
  • Se il bambino piange, cercate di calmarlo tenendolo in braccio e non dandogli da mangiare.
  • Non far diventare il biberon il sostituto del succhiotto.
  • Non far diventare il biberon un “calmante” per il bambino al momento di addormentarsi.
  • Non far diventare il biberon un oggetto con cui giocare durante il giorno.
  • Offrire il latte al bambino in una tazza a partire dai sei mesi di vita.
  • Introdurre gli alimenti solidi con il cucchiaino a partire dai cinque mesi di vita nei bambini allattati artificialmente e a partire dai sei mesi di vita negli allattati al seno.

Svezzamento ritardato
L’allattamento esclusivo con biberon o al seno deve essere considerato prolungato solo dopo i diciotto mesi di vita, ma questo rappresenta un problema solo se ciò causa una delle situazioni seguenti:

  • Rifiuto di qualunque alimento solido dopo i sette mesi di vita.
  • Anemia rilevata con lo screening di routine a dodici mesi di vita.
  • Presenza di carie dentarie.
  • Obesità associata a sovralimentazione.
  • Perdita d’interesse per il gioco a causa della presenza costante del biberon.
  • Risvegli frequenti notturni per essere allattato.

Consultare il pediatra

  • Se il bambino presenta carie dentarie.
  • Se si sospetta che il bambino sia anemico.
  • Se l’approccio allo svezzamento non è stato coronato da successo dopo un mese di tentativi.
  • Se il bambino ha più di tre anni.

Le verdure adatte al bebè

Dopo i 4 mesi sono i primi alimenti solidi del bambino. Le verdure non dovrebbero mai mancare nella dieta del piccolo per una sana e corretta alimentazione, raccomandate dagli esperti dell’istituto nazionale della nutrizione. I vantaggi principali offerti dalle verdure sono rappresentati dai sali minerali e dalle fibre.

La quantità di vitamine apportate, invece, è variabile in quanto si tratta di sostanze particolarmente non resistenti al calore che possono essere distrutte dalla cottura e disperdersi nei liquidi.

Per questo è bene sempre evitare di cuocere troppo le verdure in troppa acqua o, bisognerebbe privilegiare la cottura al vapore, che permette di conservare buona parte delle vitamine e dei sali minerali presenti nei vegetali.

Cosa contengono le verdure
Vitamine
Le vitamine devono essere introdotte attraverso l’alimentazione, quelle presenti in maggior quantità nelle verdure sono: vitamina A, le vitamine del gruppo B, vitamina C, D, E, K.

I sali minerali
Sono sostanze molto utili all’organismo, in quanto svolgono diversi compiti. Sono presenti in quantità variabili, in quasi tutte le verdure, tre i più comuni ci sono: calcio, fosforo, ferro, sodio, potassio, cloro, rame, manganese e zinco.

Le fibre
Sono sostanze indispensabili all’organismo, anche se non sono assortite e non forniscono energia, si suddividono in due gruppi fondamentali: fobre solubili e insolubili.

Le fibre solubili hanno la funzione di favorire la mobilità dell’intestino, le fibre insolubili contribuiscono ad aumetnare la massa delle feci e accelerano i tempi di transito intestinale.

Come introdurre le verdure
Lo svezzamento comincia con la patata e la carota, sono le verdure meno allergizzanti e hanno un sapore dolce che in genere risulta gradito al piccolo. Dopo qualche settimana possono essere dati al bimbo anche il finocchio e le zucchine. Poco alla volta si possono introdurre le altre verdure, come i fagiolini verdi, la lattuga e il sedano, per arrivare all’ottavo mese ai legumi decorticati.

Per il pomodoro bisogna aspettare il decimo mese di vita, perché è tra i vegetali più a rischio di allergia per il piccolo. Quanto alla verdura cruda, è bene aspettare verso i due anni, quando il bimbo ha una dentatura quasi completa, che gli permette di consumare questi alimenti.

Come preparare il brodo vegetale
il brodo è la base per la prima pappa del piccolo, all’inizio del primo svezzamento, intorno al quarto-quinto mese di vita, viene preparato facendo cuocere una patata e una carota in un litro di acqua per circa un’ora.

Dopo qualche settimana si potranno aggiungere anche le altre verdure. il brodo vegetale deve essere quindi filtrato e conservato in un recipiente ben chiuso in frigorifero per non più di 24 ore.

È possibile preparare il brodo vegetale anche con le verdure omogenizzate, semplicemente diluendo metà vasetto, pari a circa 40 gr, in circa 150 ml d’acqua bollente oppure in un vasetto intero in 200 ml di acqua.

Quando dargli i biscotti

I biscotti rappresentano il cibo preferito dei bambini, da gustare nel latte o tra un pasto e l’altro, questi prodotti sono importanti anche per la crescita, in quanto ricchi di tutte le sostanze di cui hanno bisogno per diventare grandi.

I biscotti per i più piccoli
Studiati per le differenti esigenze della crescita nei primi anni, per i primi mesi dello svezzamento sono privi di glutine, una proteina presente in alcuni cereali; nei bambini predisposti, questa sostanza potrebbe provocare la celiachia, un disturbo serio che impedisce all’intestino di svolgere la sua funzione di assorbimento delle sostanze contenute nei cibi.

I biscotti contenenti l’uovo sono sconsigliati fino all’anno d’età per motivi precauzionali, in quanto potrebbero creare problemi nei bambini predisposti all’allergia.

I biscotti per i più piccoli sono preparati con farine diastasate, che sono state sottoposte a un procedimento che le rende meglio assimilabili da parte dell’organismo del bambino. In pratica l’amido presente nelle farine è frantumato in zuccheri più semplici, facilmente digeribili dal piccolo.

I più indicati in base all’età

  • da 4 mesi: all’inizio dello svezzamento, i biscotti possono essere dati al più piccolo sotto forma granulare, nella versione però senza glutine. Molto nutrienti e facilmente digeribili, hanno il vantaggio di poter essere dosati con precisione e di essere pronti all’uso. In alternativa, si possono proporre anche i biscotti solubili, che si sciolgono nel latte istantaneamente, è sufficiente aggiungerli nel biberon con il latte e agitarli bene.
  • da 6 a 7 mesi: nell’alimentazione del piccolo si potranno introdurre anche i granulati e i biscottini con il glutine. Questi biscotti, oltre che nel latte come all’inizio dello svezzamento, potranno essere aggiunti alle nuove merende che il piccolo ora avrà cominciato ad assaporare, cioè lo yogurt bianco e alla frutta.
  • da 8 mesi: si potranno dare al piccolo i biscotti preparati con farine non diastasate, in quanto a questa età l’organismo del bimbo è ormai in grado di assimilare anche la farina non sottoposta a tale trattamento. Anche i biscotti per grandicelli sono equilibrati nell’apporto dei vari nutrienti, in modo da rispondere perfettamente al fabbisogno alimentare del bambino durante durante la crescita.

È il momento dell’uovo

L’uovo è un alimetno nutriente, ricco di grassi, vitamine e minerali; deve essere però introdotto nella dieta del bambino solo quando il suo apparato digerente si è già abituato ai cibi solidi, le proteine dell’uovo possono scatenare reazioni allergiche nei bimbi predisposti; è bene quindi non offrire il tuorlo prima degli otto mesi e attendere almeno sino all’anno per l’albume.

Che cosa contiene l’uovo

L’albume è costituito principalmente da proteine, è sostanzialmente privo di grassi e contiene discrete quantità di vitamine del gruppo B, importanti per la produzione di alcuni enzimi, sostanze naturali che permettono o accelerano i processi di trasformazione dei nutrienti.

Il bianco fornisce anche sodio e potassio, minerali che intervengono nei meccanismi di regolazione della pressione sanguigna e dell’equilibrio dei liquidi nei tessuti e nel controllo della contrazione muscolare. Per contro, è quasi privo di ferro e contiene pochissimo calcio.

Il tuorlo contiene, oltre alle proteine e a differenza del bianco, anche i lipidi. Queste sostanze costituisco il 30 per cento del suo peso: vi sono gli acidi grassi insaturi, quelli saturi e il colesterolo, da assumere con moderazione perché tende ad accumularsi nel sangue, ostruendo i vasi sanguigni.

La sua presenza è contrastata, però, da un altro componende dell’uovo, la lecitina, che è in grado di rimuovere il colesterolo dai tessuti del corpo e trasportarlo nel fegato, dove è neutralizzato. La lecitina è anche uno dei componenti della membrana delle cellule nervose.

Nel rosso vi sono anche vitamine e sali minerali, indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo. Tra le prime, la vitamina A che favorisce la crescita, la vitamina E e D, che svolgono un ruolo importante nel processo di assorbimento del calcio e della formazione delle ossa.

Tra i minerali ci sono il fosforo, calcio e ferro, necessario per la produzione dei globuli rossi del sangue, ma non è certo che sia in forma utilizzabile dall’organismo.

Il metodo di cottura

La digeribilità dell’uovo, come quella di tutti gli alimenti, dipende dal tipo di cottura; i cibi elaborati e cucinati con molti grassi di condimento rallentano le diverse fasi della digestione provocando, di conseguenza, il senso di pesantezza. Anche i tempi di cottura influiscono sulla digeribilità: l’uovo alla coque o in camicia, cioè bollito senza guscio, richiede un tempo di digestione pari a circa due ore contro, per esempio, le tre ore dell’uovo crudo, strapazzato o sodo.

È preferibile offrire al bambino l’uovo alla coque o in camicia. Questi metodi di cottura mantengono quasi intatta la struttura del tuorlo e rendono le proteine dell’albume più digeribili.

Le tappe dello svezzamento

È fondamentale svezzare il bimbo con gradualità, osservando il calendario stabilito dal pediatra. Le proteine dell’uovo sono complesse e , se giungono nell’intestino del bimbo quando quest’organo non è ancora in grado di riconoscerle, possono provocare all’ergie, nell’immediato o negli anni successivi. Verso l’ottavo-decimo mese, si può offrire al bimbo il tuorlo, cioè il rosso.

È sempre bene iniziare con un assagino, verificando le reazioni del bimbo, per poi arrivare a dare al bebè un tuorlo intero; in ogni caso, uno alla settimana è più che sufficiente.

Se però il bambino è a rischio di allergie bisogna aspettare almeno fino ai 12 mesi, età alla quale si può offrire anche l’albume. I bambini più esposti al rischio di allergie sono i piccoli che hanno uno o entrambi i genitori allergici, sia ad alcuni alimenti sia ad altri agenti scatenanti, come i pollini o gli acari. Bisogna aspettare le tappe dello svezzamento anche per i cibi che contengono l’uovo tra gli ingredienti, come i budini, la pasta all’uovo e le merendine. È sempre bene offrire al piccolo solo i prodotti specifici per l’infanzia, privi di additivi.

I cibi che lo aiutano a creascere

Finora si è nutrito solo di latte, ma è il momento di introdurre nella dieta del piccolo, poco alla volta, cibi nuovi, ricchi di tutta ciò che ha bisogno per il suo sviluppo. L’importante è che queste sostanze siano presenti nelle prime pappe in modo equilibrato.

Carboidrati

I carboidrati forniscono all’organiscono l’energia di cui ha bisogno per svolgere le proprie attività. Si dividono in semplici e complessi a seconda del numero di molecole di zuccheri che li compongono. I primi sono direttamente assimilabili dall’organismo e forniscono energia immediata, i secondi devono essere prima trasformati in zuccheri semplici, perciò offrono energia utilizzabile a lungo termine.

All’inizio dello svezzamento è bene cominciare con le creme di riso o di mais, in quanto sono prive di glutine; è bene scegliere prodotti per l’infanzia, preparati con farine sottoposte a un trattamento che le rende più facilmente assimilabili dall’organismo.

Le proteine

Le proteine sono una componente essenziale pergli ‘organi e i tessuti. Le proteine dei cibi di origine animale sono complete, mentre quelle di cereali e legumi forniscono solo alcuni aminoacidi essenziali.

Dal quarto-quinto mese di età si possono introdurre nelle pappe del piccolo anche le proteine della carne: all’inizio si può cominciare con gli omogenizzati, più digeribili. Nelle preparazione a casa della carne e del pesce è bene preferire la cottura a vapore, in modo da conservare al meglio le proprietà nutritive dei cibi.

Le vitamine

Le vitamine sono fondamentali per l’organismo, in quanto regolano e coordinano l’attività delle cellule. Si dividono in due gruppi: quelle solubili nei grassi e quelle nell’acqua. Le prime si possono accomulare nell’organismo come riserve, le seconde devono essere introdotte ogni giorno con l’alimentazione.

Frutta e verdura ricche di vitamine andrebbero consumate appena cotte; è bene cuocere le verdure a vapore o in poca acqua, in quanto le vitamine idrosolubili si disperdono facilmente.

I sali minerali

I sali minerali regolano la funzione dell’organismo, in particolare il calcio, il fosforo e il fluoro sono utili per la formazione delle ossa e dei denti; il ferro è necessario per la formazione dei globuli rossi.

A svezzamento avviato è bene variare le verdure utilizzate per la preparazione del brodo vegetale, così da garantire l’apporto dei diversi minerali.

I grassi

I grassi forniscono energia all’organismo e sono importanti per la formazione delle membrane delle cellule del sistema nervoso, del cervello e della retina degli occhi. Possono essere saturi o insaturi.

Per la pappadel piccolo è ideale l’olio extravergine d’oliva, esistono anche quelli per l’infanzia, integrati con vitamina A, D, E, B6.

Le fibre

Le fibre favoriscono l’attività dell’intestino, queste sostanze transitano nell’intestino e trattengono l’acqua, determinando così un aumento di volume delle feci.
Si può proporre al bambino la frutta e la verdure anche più di un paio di volte al giorno, se ha l’intestino pigro.

A che età dargli il pesce?

Alimento nutriente e digeribile, ricco di elementi indispensabili per la crescita che, aggiunto alle prime pappe, integra in maniera ottimale la dieta del piccolo. Fornisce proteine, acidi grassi, vitamine e sali minerali.

Introdurlo presto

Il primo anno di vita coincide con un eccezionale sviluppo del bambino, che coinvolger anche organi e apparati delicati e importantissimi, come il sistema nervoso e il cervello. Per questo, oltre alle proteine, servono anche gli acidi grassi, fondamenta

Quando cominciare

Verso i sei-sette mesi, quando il piccolo ha già assaggiato le pappe e accetta sapori diversi, è il momento di inserire nella sua dieta questo importante alimento. Poiché è un alimento a rischio di allergie, è consigliabile iniziare con la specie meno a rischio, come la trota.

L’introduzione prima dell’anno è sconsigliata, invece, nei bambini che hanno una predisposizione all’allergia. In questi casi, è meglio aspettare per dare il tempo all’organismo di predisporre le proprie difese immunitarie. Il pesce va introdotto nell’alimentazione del piccolo in modo graduale, da quelli più delicati fino alle qualità più saporite.

Si può cominciare con la trota, proseguendo poi con pesci poveri di grassi e dal sapore delicato, come la sogliola, il nasello, e l’orata. Infine, il salmone, più saporito e nutriente.

All’inizio è meglio in vasetto

Il vasetto di omogenizzato è unas scelta pratica e igienica per introdurre il pesce già nei primi tempi dello svezzamento. Alcuni produttori garantiscono anche il procedimento a monte dell’omogenizzato, quindi la provenienza dell’allevamento, controllati e non esposti a fonti di inquinamento.

Questo è molto importante al fine di offrire al bambino un alimento che mantenga intatto il suo valore nutritivo ed evitargli eventuali inquinamenti alimentari.

Gli omogenizzati risultano più facilmente digeribili al piccolo, il processo di omogenizzazione, infatti, frantuma finemente le fibre dei tessuti; i vasetti utilizzano, inltre, solo la parte più pregiata del pesce e, grazie alla cottura a vapore, ne mantengono le caratteristiche nutritive.

Il pesce in vasetto offre la sicurezza dell’igiene durante le fasi della preparazione e la certezza dell’assenza di coloranti e conservanti. Ecco, perchè, una volta aperta, la confezione deve essere conservata in frigorifero e consumata entro le 24 ore al massimo.

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