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Italia

Di recente il Dottor Sergio Canavero, neurochirurgo italiano, ha fatto parlare di se per il suo progetto di trapianto della testa. Non è la prima volta che si parla di un’operazione del genere nel mondo della medicina chirurgica e probabilmente non sarà l’ultima.

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Il medico già nel 2013 con un articolo pubblicato sul Summary Neurology International sulla fattibilità del trapianto di testa aveva fatto discutere la comunità scientifica e sempre sulla stessa rivista Canavero ha scritto qualche giorno fa un nuovo articolo, in cui descrive perfettamente l’operazione neurochirurgica che potrebbe realizzare un’impresa unica entro il 2017.

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Quando parliamo di trapianto di testa si intende in realtà un trapianto di corpo. La denominazione è rimasta la stessa dai primi esperimenti effettuati dal chirurgo sovietico Vladimin Demikhov nel 1954 e dal medico americano Robert White nel 1970, che utilizzarono rispettivamente due cani e due scimmie come cavie.

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Il neurochirurgo Sergio Canavero ha dichiarato che annuncerà il suo progetto quanto farà la sua comparsa al convegno dell’AANOS (American Academy of Neurological and Orthopaedic Surgeons) a Giugno, con l’obiettivo di coinvolgere altri chirurghi e ottenere i soldi necessari per la ricerca.

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Se questo esperimento riuscisse, sarebbè davvero possibile dare speranze a persone affette da diverse malattie nel proprio corpo, dal cancro a malattie degenerative muscolari o del sistema nervoso. Ed è proprio la paura della falsa speranza che ha già portato una gran parte della comunità scientifica a contrastare il medico italiano.

Il neurochirurgo Sergio Canavero è convinto di superare i due problemi principali che hanno fino ad ora bloccato l’esperimento, ovvero la fusione del midollo spinale e il rigetto del trapianto da parte del sistema immunitario.

Il metodo descritto dal medico sulla rivista Summary Neurology International prevede il raffreddamento dei due corpi per prolungare la loro resistenza in assenza di ossigeno. Si procede con il taglio del tessuto del collo e collegati i vasi sanguigni, è il momento del midollo spinale, che tramite glicole polietilenico, secondo Canavero, renderebbe possibile la fusione dei due midolli.

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Finita tutta l’operazione chirurgica, il paziente viene tenuto in coma per circa 3/4 settimane con stimolazioni elettriche della spina dorsale. La questione del rigetto verrebbe risolta semplicemente con i farmaci già collaudati nei trapianti di organi.

Il primo trapianto di testa entro il 2017, 5.0 out of 5 based on 1 rating
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