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Obesità: Malattia Sociale

Ebbene si: nel nuovo millennio il campanello d’allarme è l’obesità. Nei paesi industrializzati il 40% della popolazione è in soprappeso.E’ questa una percentuale in costante aumento tanto che ha convinto l’OSM (Organizzazione Mondiale della Sanità) a dichiarare l’obesità “malattia sociale”.

Per quanto riguarda il nostro Bel Paese circa 10 milioni (cioè un quarto della popolazione) sono in soprappeso e circa 4 milioni (cioè il 7%) sono obesi. Dati, questi, alquanto allarmanti. Ma a preoccupare è, soprattutto, il soprappeso in età giovanile: ne soffrono il 24% dei ragazzi fra i 6 e i 17 anni.

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Per la maggior parte dei nutrizionisti, la causa principale del soprappeso e dell’obesità va ricercata nella mancanza di equilibrio tra calorie assorbite e grassi bruciati: in parole povere, ingrassiamo non perché mangiamo di più ma perché bruciamo di meno. La dieta, pertanto, non è l’unico imperativo che ci permette di tutelare la nostra salute e il nostro aspetto estetico.

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E’ necessario (come sostiene Giuseppe Fatati, responsabile dietetico dell’ospedale di Terni e dell’ADI, associazione di dietetica e nutrizione clinica) cambiare stile di vita e reimparare a bruciare grassi attraverso l’attività fisica.

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Lo zoccolo duro di un programma di prevenzione è l’educazione alimentare. A tal proposito ruolo importante è quello del nutrizionista che, secondo Fatati, dovrebbe partecipare nella gestione delle mense scolastiche per evitare che i bambini apprendano abitudini alimentari non conformi ad un equilibrato sviluppo fisico.

Secondo Amleto De Amicis, direttore dell’unità di documentazione e informazione nutrizionale dell’Inran, l’educazione alimentare dovrebbe cominciare non dalle scuole elementari ma molto prima, già dall’allattamento (preferibilmente al seno) e poi continuare nel tempo, aumentando il consumo di frutta e verdura.

Un altro imperativo è mangiare poco e sempre. Importante è ripartire l’apporto calorico nell’arco delle 24 ore (ad esempio, è dimostrato che chi salta la prima colazione ha maggiore opportunità di andare in soprappeso).

Pertanto, inutili sono le diete dell’ultima ora o quelle che ti fanno perdere 20 kg in un mese. Mettiamoci bene in testa che nessuno è in grado di operare magie. L’unica soluzione è in primis una educazione alimentare rivolta soprattutto ai bambini ed un’alimentazione equilibrata e corretta, accompagnata da attività fisica, nei confronti degli adulti.

Il ruolo della mamma nell’obesità infantile

Quante volte sarà capitato di cedere davanti al faccino triste del nostro bambino che voleva a tutti costi quella merendina al cioccolato vista in TV o, pur di non sentirlo piagnucolare, abbiamo soddisfatto la sua voglia di caramelle iperzuccherate!

Questa arrendevolezza, di cui si rendono colpevoli genitori, nonni e zii, è il segno latente che all’obesità infantile non viene dato il giusto peso nel dominio salute. Eppure il 4% dei bambini Europei è affetto da obesità e si prevede un forte aumento, quasi da far dichiarare lo stato di emergenza non solo sanitaria, ma anche sociale.

Allora la strategia di prevenzione non deve partire solo dai medici e dalla famiglia, ma deve coinvolgere la società intera, una società che negli ultimi anni ha migliorato sempre più le condizioni di vita e ha reso quindi più disponibile una maggiore quantità di alimenti. In tutto questo gioca un ruolo di primo ordine il rapporto mamma-bimbo.

La mamma deve preoccuparsi sempre di più della qualità del cibo e non della quantità e questo sin dall’allattamento: a volte un bimbo che piange non ha fame, ma solo voglia di coccole. Così come è bene evitare di aggiungere sale o zucchero alle prime pappe, perché il bambino non conosce i gusti dolce o salato, ma facilmente ci si potrebbe abituare.

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Alcune mamme sono convinte che il proprio bimbo crescerebbe più in fretta se mangiasse di più, ma ogni bambino segue i suoi bisogni reali e la sua velocità di crescita è programmata geneticamente dalla nascita.

Vediamo, invece, mamme sempre più apprensive, sempre più insistenti, che “ingozzano” i propri figli come se volessero riempirli di bene, colmare la loro insicurezza, il loro senso d’incapacità nel “fare le mamme”, quando non attratte esse stesse dal cibo. Montaigne diceva: “Il bambino non è una bottiglia che bisogna riempire, ma un fuoco che bisogna accendere”.

L’obesità nei bambini

L’obesità nelle donne e nei bambini è un dato in costante crescita ed è una delle malattie più temute del secolo. Sarà colpa dei fattori genetici, ma non sono da escludere le abitudini culturali, quelle alimentari non equilibrate e mantenute nel tempo.

Le più colpite sono le donne, con disturbi alimentari dovuti che provocano dal soprappeso all’anoressia, sono le prime a vedere nel cibo una rivalsa agli squilibri emotivi.

Subito dopo le donne nella statistica compaiono i bambini soprattutto in età scolare, essendo più sensibili alla pubblicità.
Per combattere l’obesità sono necessari, oltre a diete ipocaloriche, degli esercizi mirati e un grande supporto psicologico.
Il primo consiglio che si dà è sempre quello di prevenire con una certa educazione alimentare sin dall’infanzia.

Come comportarsi se il bambino è cicciottello?

Se il bambino è un pò troppo cicciottello non bisogna sottovalutare il problema illudendosi che con lo sviluppo si risolva. È importante che si affronti la situazione immediatamente prima che sorgano problemi più serie e per una serie di motivi.

Anche se si aspetta lo sviluppo ci sono una serie di difficoltà da affrontare, l’obesità è legata a complicanze metaboliche.

L’adulto che era obeso da bambino ha un maggior rischio di ammalarsi e può avere una minore durata di vita. Il trattamento dell’obesità durante l’età evolutiva dà migliori risultati. Pertanto è importante seguire con costanza l’andamento del rapporto peso-statura del bambino.

Naturalmente tutto questo va fatto con l’aiuto del pediatra, che per una valutazione più precisa potrebbe valutare l’indice di massa corporea e lo spessore di alcune pliche sottocutanee e di alcune circonferenze corporee. Queste valutazioni permettono di predire fattori di rischio cardiovascolare.

Una volta che si accerta se si tratta di obesità o sovrappeso subentra la famiglia. L’intervento oltre a prevedere indicazioni di carattere nutrizionale e dell’attività fisica, perché è stata dimostrata l’associazione tra obesità e sedentarietà, i genitori devono impegnarsi a ridurre il tempo dedicato alla TV.

Consigli per i genitori di bambini in sovrappeso

  • Sostituire i cibi grassi e a maggiore densità calorica con altri meno grassi e meno densi di calorie (come frutta e verdura)
  • Sostituire le bevande ricche in zuccheri semplici con tè non zuccherato.
  • Dare la preferenza alla frutta piuttosto che ai succhi di frutta.
  • Evitare pasti e porzioni abbondanti.
  • Non identificare la “festa” con il mangiare.
  • Abituarsi a condire meno i cibi.
  • Non usare mai il cibo come premio.
  • Non incoraggiare mai il bambino a mangiare.
  • Preferire i prodotti fatti in casa a quelli confezionati.
  • Limitare la TV a non più di un’ora al giorno.
  • Favorire gli spostamenti a piedi.
  • Abituare la famiglia a gite all’aria aperta.
  • Consigli per i genitori di bambini in sovrappeso

Troppi bimbi sono grassi, colpa delle merendine e delle famiglie?

Pediatri e nutrizionisti devono riprendere i genitori dei piccoli che frequentano mense scolastiche, e ricordare loro l’importanza della dieta mediterranea, a base di pasta, legumi, frutta e verdura; alimenti con un alto potere di prevenzione dell’obesità, diabete mellito, ipertensione, tumori, malattie-cardiovascolari.

Sempre attuale il dibattito sulle merendine preconfezionate a metà mattina o per la ricreazione, sono inutili e dannose, contengono il 60% di grassi ed eliminano l’appetito, con il risultato che i bambini a pranzo evitano di mangiare. La cosa giusta è sostituirle con un frutto.

Con gli allarmi alimentari degli ultimi tempi (mucca pazza e polli alla diossina) i genitori non si fidano delle mense scolastiche e temono che i loro bambini mangino poco e male, allora riempiono le cartelle di merendine e pizzette imbevute nell’olio, e così si continua anche nel pomeriggio.

I risultati sono: bambini grassi, la scuola che pur utilizzando menu vari, completi e calibrati dal punto di vista calorico deve vedersale con ragazzi che non sono abituati amangiare in modo corretto e lasciano nel piatto gran parte di quello proposto dalla scuola, una volta a casa compensanosgranocchiando davanti alla TV patatine e pop corn.

Un consiglio per i genitori è di educare i figli a mangiare sui banchi di scuola.

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SCUOLA
MATERNA
COLAZIONE
Il pranzo consumato a scuola rappresenta il 405 del fabbisogno energetico quotidiano. I menù si basano sul modello classico del primo piatto, secondo piatto, contorno e frutta e sono articolati su 4 o 5 settimane. Esempio pasto scuola materna: riso al sugo 50gr, mozzarella 50gr, insalata pomodori 100gr, pane integrale 60gr, mela o arancia 150gr. oppure: penne rigate, arista maiale al limone, fagiolini, pane, pera. Oppure: minestrone, filetto di nasello, insalata mista, pane, mela o kiwi. I nutrizionisti raccomandano una buona prima colazione e la rinuncia alla merendina di metà amttina che dovrebbe essere sostituita da frutta fresca.

Le regole per prevenire l’obesità

L’eccesso di peso è uno dei fattori di rischio principali per i problemi più seri, come al fegato, alle articolazioni, della pressione e della circolazione del sangue. Fondamentale è l’educazione del piccolo a un’alimentazione corretta. Come fare?

  • Non proporre al bambino troppi spuntini, specialmente se sono ricchi di zuccheri o ipercalorici, come succhi di frutta e merendine.
  • Non eccedere con le proteine, quindi in un pasto si deve dare o la carne, o uova o formaggio, mai tutti insieme.
  • Non si deve mai forzare il bambino a mangiare, potrebbe costringersi a mangiare tutto solo per paura di essere sgridato, o per far piacere ai genitori, sviluppando un rapporto distorto con il cibo.
  • Abituare il bambino al gioco e al movimento, è importante per uno sviluppo corretto far fare attività fisica al piccolo, farlo stare all’aria aperta, in movimento consumerà molte calorie.
  • Creare un giusto rapporto tra sonno e veglia, i problemi con il sonno possono influenzare quello con il cibo, che spesso è visto come un rifugio appagante.

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Insegnare l’educazione alimentare fin da piccoli

Salite sulla bilacia e se siete in sovrappeso iniziate con un esame di coscienza e a seguire con una riduzione di grassi, rivedete il menù, riducate le porzioni, mangiate più frutta e verdura.

L’emergenza sovrappeso – obesità non è più un problema trascurabile, sono troppi i bambini e gli adulti con taglie grandi, bisogna ridurre i danni provocati dalle cattive abitudini alimentari.

Il primo errore chi si fa, è non dare importanza al peso, e credere che i chili di troppo siano solo un problema estetico. Il secondo errore è quello di mangiare con troppi sughi e salse, e quindi c’è un eccesso di grassi soprattutto animali, tutto accompagnato da una carenza di frutta e verdura.

A scuola si dovrà insegnare a mangiare correttamente, e a fare la spesa nel modo giusto, cosa mettere in abbondanza nel carrello e cosa, invece, limitare senza proibire. Mettere un po’ di ordine tra un pasto e l’altro, per insegnare che cosa vuol dire “disturbo alimentare” e la strada per l’anoressia e la bulimia. Si spiegherà che cosa vuol dire l’adolescenza che rifiuta il cibo e quella che mangia troppo.

I chili in più non sono solo un problema davanti allo specchio e abiti che non entrano, ma oltre all’obesità iniziano altri disturbi e malattie, come il diabete, i disturbi cardiovascolari, ipertensione fino al tumore.

Per educare le persone a una sana alimentazione si è pensato a tre modi: alle persone sane per imparare a mangiare in modo sano ed equilibrato, a cji è solo in sovrappeso e agli obesi. Per ognuno ci sarà un programma diverso.

In generale per tutti è bene mangiare abitualmente cibi ricchi di amido, come la pasta, il pane, il riso, i legumi; in grado di svolgere un’azione protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari e dei vari tumori. Va tenuto sotto controllo il consumo di cibi e bevande dolci, agli alimenti ricchi di sale.

I bambini dovranno imparare a scegliere cosa mangiare dalla mattina alla sera.

Se il bambino mangia troppo

Se definisce obeso chi pesa almeno il 20 per cento in più rispetto al valore ideale. In sovrappeso, invece, è chia ha un peso tra i 10 e il 20 per cento superiore a quello ideale. Per i bambini il peso ideale si calcola facendo riferimento alle tabelle dei percentili, che riuniscono i valori percentuali relativi a peso e altezza dei bambini distinti per età e sesso.

Più si supera il valore medio più aumenta il rischio obesità. La prima infanzia è determinante per la formazione della tendenza all’obesità: lo sviluppo delle cellule adipose è più elavato, quindi è maggiore il rischio che un accumulo di grasso determini un eccesso di peso.

Una cattiva o un’eccessiva alimentazione abinata a una ridotta attività fisica e a un insufficiente dispendio di energie sono le cause principali del disturbo che oggi, interessa un bambino su tre. All’origine dell’obesità possono esserci, però, anche fattori familiari.

Un bimbo con un genitore obeso ha, infatti, il 40 per cento delle probabilità di sviluppare obesità e la percentuale raddoppia quando entrambi i genitori sono obesi.

L’obesità può avere numerose conseguenze già a partire dai primi anni di vita del bambino. Gambe ad arco, piedi piatti, difficoltà respiratorie, disturbi dell’apparato digerente, affaticabilità sono solo alcune delle complicazioni connesse all’eccesso di peso. Questi problemi sono spesso associati a una riduzione delle attività esplorative del bambino, importanti invece per il suo sviluppo fisico ed emotivo.

L’obesità rappresenta anche un problema di carattere psicologico. n bambino grassottello può ispirare simpatia e tenerezza, ma già nell’età pre-scolare, il suo aspetto fisico può trasformarsi in un vero e proprio ostacolo alla vita di relazione, sviluppando nel piccolo un senso di insicurezza e di tendenza all’isolamento.

I genitori dovrebbero essere i primi ad accorgersi di un aumento eccessivo di peso del piccolo. l più delle volte però il forte appetito, per non parlare della voracità tipica di alcuni bambini, viene vissuto come un segnale di benessere e di salute e si tende a stimolarlo e ad assecondarlo.

Per mantenere la situazione sotto controllo è bene portare il bimbo dal pediatra almeno ogni sei mesi. Attraverso una periodica verifica della crescita in peso e in altezza del piccolo, lo specialista avrà modo di individuare un eccessivo aumento di peso del piccolo rispetto ai valori medi e di porvi rimedio con un’alimentazione adeguata.

L’eccesso di peso nei bambini non è dovuto soltanto al loro appetito vorace, ma anche, e soprattutto, al fatto che mangiano spesso e male. Gli spuntini fuori pasto rappresentano uno dei vizi peggiori, specie se sono costituiti da prodotti industriali ipercalorici e ricchi di grassi nascosti. Per prevenire l’obesità bisogna correggere le cattive abitudini alimentari di tutta la famiglia.

Bimbe a dieta fin dalle elementari

Da uno studio effettuato su un campione di 1.000 bambini delle elementari, è emerso che un terzo delle bambine ha pensato di mettersi a dieta e qualcuno ha provato a vomitare per dimagrire: quasi il 2,7% delle bimbe, il 4,7% dei bambini.

L’indagine è stata illustrata dal presidente della Società italiana studi sul comportamento alimentare, Fausto Manara che ha condotto lo studio.

Anche se si tratta di una ricerca di dimensioni ridotte, risulta evidente che fin dall’infanzia il rapporto con il cibo può essere un vero e proprio problema.

Su 1000 bambini ben 328 bambini vorrebbero dimagrire e sono soprattutto bambine.

Il 31% delle bimbe ha detto di sentirsi grassa, sensazione che riguarda solo il 18% dei maschietti.

Ed il fatto che il rapporto con il cibo sia essenzialmente un problema femminile è confermato anche dal fatto che sono proprie le bambine (32,9% contro il 25,9% dei maschi) a dichiararsi disposte a mangiare meno del solito.

Ma quasi la stessa percentuale (8% fra le femmine e 7.9% fra i maschi) sarebbe disposto addirittura a digiunare per almeno un giorno, mentre, a sospesa sono i maschietti ad avere tentato il vomito per dimagrire (4,7% contro il 2,7% delle bambine).

(fonte: ricerca ANSA)

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