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Brasile

Manca ormai veramente poco all’inizio del Mondiale 2014 in Brasile e i tifosi e gli appassionati di calcio di tutto il mondo non vedono l’ora che inizi.

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Il mondiale brasiliano tuttavia non sarà ricordato solo per chi vincerà la finale del 13 Luglio 2014 allo Stadio Maracanà di Rio de Janeiro.
Da mesi infatti sono molteplici le proteste della popolazione locale brasiliana che non voleva (e continua a non volerlo) un mondiale in Brasile.

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Da un sondaggio quasi il 70% dei brasiliani non volevano il mondiale e voltano le spalle al calcio e alla Selecao, monumento nazionale al pari di samba e Carnevale.

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Giustamente i nostri lettori si chiederanno: ma perchè i brasiliani non vogliono un mondiale in casa che comunque porta soldi ?.

Alla base della protesta c’è l’inno allo scandalo contro il governo di sinistra di Dilma Rousseff: il popolo avrebbe preferito che lo stato investisse i circa 10 miliardi di euro destinati alla costruzione degli stadi in servizi sociali più importanti, come case, salute, trasporti e istruzione.

La popolazione brasiliana è stanca, colpa della crisi che, dopo un decennio di vacche grasse, impone ai brasiliani di tirare nuovamente la cinghia. Ma colpa anche dei tanti scandali di corruzione e delle morti di operai nei cantieri del mondiale.

Il brasiliano sembra non essere più disposto a vedere sperperare tanto denaro pubblico e vite umane al dio pallone.

C’è chi questo mondiale in Brasile lo difende, ma più per interessi personali come ad esempio Pelè, contestato a San Paolo, in quanto aveva candidamente affermato che la morte di tre operai nel cantiere dell’Itaquerao, lo stadio di San Paolo dove si lavora febbrilmente giorno e notte per completare l’impianto che dovrà ospitare la partita inaugurale del 12 giugno, è “una cosa normale”.

“Il brasiliano non è stupido. Nel 2007 gli hanno promesso vino e oggi si ritrova acqua. Non si immaginava faraoniche spese di denaro pubblico per gli stadi e tagli brutali degli investimenti per il trasporto pubblico, ad esempio”, ha detto Fernando Ferreira, esperto di marketing sportivo.

Le proteste in Brasile per questo mondiale non si fermano e anzi rischiano di degenerare. La popolazione in tutti i modi sta provando a dimostrare alzando la voce che questo mondiale non lo vuole assolutamente.

Le critiche mettono in luce un sistema economico locale corrotto, asfissiato dall’eccessiva burocrazia e controllato dal grande capitale. Questa miscela ha fatto sì che gli sprechi siano stati  quasi tanto frequenti quanto le promesse non mantenute. Ad esempio, il governo ha insistito per ubicare le partite in una dozzina di città, quando la stessa FIFA aveva ne suggerito massimo 8.

In prossimità di alcune località sono nati stadi  giganteschi, simili a cattedrali nel deserto, in piccoli centri urbani privi di squadre locali famose e dei tifosi per riempirli. Ad esempio quello costruito a Manaus, nell’Amazzonia, ha una capienza di 39 mila persone quando nelle partite locali il numero massimo di spettatori è 1.500.

Politici corrotti, architetti e società di costruzioni a loro legati sono solo esempi della macchina infernale che sta dietro la costruzione degli stadi.

Secondo il governo i mondiali inietteranno nell’economia nazionale circa 11,1 miliardi di dollari, grazie alla pubblicità ed alle spese dei tifosi provenienti da tutto il mondo.

Daranno anche lavoro a quasi 400 mila persone nel periodo del mondiale brasiliano ma, i critici, fanno notare che si tratta di occupazione stagionale e che l’impatto sull’economica brasiliana sarà minimo.

I mondiali di calcio non compenseranno la contrazione legata all’eccessivo indebitamento della giovanissima classe media, la caduta del gettito fiscale legata a questo fenomeno, né risolveranno il problema della corruzione e dell’eccessiva burocrazia.

In un paese dove i bimbi non hanno una scuola decente, gli ospedali sono in condizione precarie, la criminalità organizzata esiste eccome, il divario tra i ricchi i poveri si fa sempre più ampio la popolazione locale si chiede a che servono gli stadi.

Le foto che vi riportiamo sono solo degli esempi del messaggio che vogliono lanciare i brasiliani per gridare “no al mondiale di calcio in brasile”.

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I brasiliani non volevano i mondiali di calcio 2014 in Brasile, 5.0 out of 5 based on 2 ratings
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