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Origgio (Varese) – Italia

Nel 1896 Carlo Airoldi, nato ad Origgio, allora 26enne, avendo ottime prospettive di vittoria tentò di partecipare alle Olimpiadi di Atene volute dal barone Pierre De Coubertin secondo precisi ideali. Carlo era un semplice operaio, figlio di contadini. La mancanza di soldi per affrontare il viaggio lo costrinse a scegliere di effettuare il viaggio a piedi attraverso l’Austria, l’Impero Ottomano e la Grecia.

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Ebbe l’idea di farsi sostenere da un giornale sportivo, “La bicicletta”, al quale promise la corrispondenza della propria avventura.
“Sono circa 2000 chilometri – disse Airoldi al direttore del giornale per convincerlo a sostenerlo -, ch’io intendo coprire in un mese, sfidando qualunque corridore e qualunque cavallo. Sono anzi sicuro di batterli almeno di ventiquattro ore”.

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carlo airoldi non mollare maiFreddo e gelo, pioggia e vento, non fermano l’avventura e il sogno di Carlo. Tutto procedette bene, fino alle terre impervie e ostili dell’Albania.

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Il nostro eroe italiano fu costretto, dopo diverse disavventure, rischiando anche la vita per colpa dei briganti, a prendere un piroscafo che lo portò a Patrasso. Dove proseguì a piedi fino ad Atene.

Dopo questo viaggio avventuroso di ventotto giorni, Airoldi, tuttavia, non poté partecipare alla maratona.

La vicenda è paradossale: recatosi a Palazzo Reale per iscriversi ai Giochi, venne ricevuto dal principe Costantino, presidente del Comitato Olimpico.

Qui venne alla luce il premio in denaro ricevuto grazie alla gara Milano-Barcellona precedentemente vinta, ed Airoldi in base a ciò venne considerato un professionista e quindi non accettabile, secondo il regolamento, come atleta olimpico.

In realtà il tutto era una scusa in quanto serpeggiava la paura concreta che un italiano potesse vincere la competizione simbolo della grecia e per tale a vincere doveva essere un greco.

I giochi olimpici, come scritto nella Carta Olimpica redatta da De Coubertin stesso, sono destinati ai dilettanti. A nulla valsero le richieste del consolato italiano e le insistenti proposte di Carlo di correre la corsa anche senza numero. Tutto gli venne negato.

Nonostante non fosse iscritto alla maratona, Carlo Airoldi cercò di correrla lo stesso come non iscritto nel tentativo di dimostrare di essere il migliore; tuttavia venne fermato da un giudice di gara prima del traguardo e passò una nottata in gattabuia.

“Vedere arrivare il primo in mezzo a tanta festa ed io non poter correre per delle ragioni assurde, fu il più grande dolore della mia vita”, dichiarò successivamente Carlo.

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Per la cronaca la maratona, gara conclusiva della prima edizione dei giochi olimpici, venne vinta da un pastore greco, Spiridon Louis.

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